«Troppi solisti nella giunta Lucini. E il Pd ha sbagliato a farmi fuori»

altA oltre un mese dalle dimissioni parla l’ex assessore Introzzi
(da.c.) «A mente fredda, non ho alcun rimpianto. Anzi: devo dire che da un mese a questa parte ho recuperato una visione più razionale, meno emotiva, che mi fa essere più critica pure verso me stessa. È normale: quando sei coinvolta in un’esperienza difficile e profonda ti fai andar bene molte cose e sei portata a giustificare più di quanto dovresti».
Il 10 ottobre scorso, Gisella Introzzi si è dimessa da assessore della giunta di centrosinistra che governa Como dopo essere stata “spogliata” della delega alle Risorse umane.

A distanza di oltre un mese, «con una lucidità maggiore» dovuta al distacco, torna a riflettere su quanto accaduto. E non lesina giudizi molto severi, pur evitando toni acrimoniosi, lontani anni luce dal suo stile. Il primo, inevitabile obiettivo è il sindaco, Mario Lucini. Dal quale Gisella Introzzi dice di essersi «sentita tradita. Non ho mai messo in dubbio la stima personale verso Lucini ma riconosco adesso i difetti di conduzione che ne caratterizzano l’esperienza di sindaco. A partire dalla scarsa fiducia nei miei confronti. Fintanto che certe polemiche e critiche sono state sollevate da altri le ho accettate. Ma quando il sindaco, senza approfondire i problemi e le cause degli stessi, ha deciso di togliermi la delega al Personale, non mi è rimasto altro da fare che dimettermi». È molto decisa, Gisella Introzzi. Non si nasconde.

 

«Non c’è mai stata la possibilità di entrare nel merito delle questioni», dice. E legge il rimpasto come «l’ultimo episodio di una serie caratterizzata da scarso coinvolgimento, scarsa fiducia, poco tempo per approfondire i problemi. Riconosco il diritto e il dovere del sindaco di prendere decisioni ma questa responsabilità deve essere espressa il più possibile dopo una fase di confronto e di coinvolgimento».
La critica più forte che l’ex assessore muove a Lucini e a tutto il centrosinistra riguarda le modalità delle decisioni. «Mai sottoposte a una discussione preventiva. L’esempio più chiaro riguarda il monumento di Libeskind – spiega Introzzi – Abbiamo deciso in assenza di informazioni certe e approfondite. Abbiamo delegato a un soggetto privato scelte che invece dovevano essere prese dai cittadini».
In giunta, fa capire l’ex assessore, ci sono molti solisti e nessuna collegialità. E, soprattutto, un sistema decisionale a due pesi e due misure.
«All’inizio del mandato – racconta l’ex assessore – nessuno ha obiettato sulla necessità di assumere un dirigente che si occupasse del Pgt (il riferimento è all’architetto Giuseppe Cosenza, ndr). Ma quando si è trattato di individuare un dirigente con esperienza di gestione del personale che fosse in grado di rimettere a posto l’organizzazione interna di Palazzo Cernezzi sono state sollevate molte obiezioni. Eppure, una diversa conduzione delle risorse umane è emergenza autentica in un’azienda con 850 dipendenti qual è il Comune di Como. La soluzione finale è stata l’affidamento a una persona di un doppio incarico: metà tempo sul personale e metà tempo sul patrimonio. Un errore».
Ma Lucini, allora, è l’uomo giusto per il governo della città? «Ho stima e apprezzamento per il lavoro che fa il sindaco e per l’impegno con il quale vi si dedica. Lucini interviene con grande competenza su molti temi. Ma credo che a Como ci sarebbe bisogno di più lavoro collegiale. La chiave del successo di ogni amministrazione sta nella capacità di fare rete, aggregazione».
Un altro sasso si muove nelle scarpe di Gisella Introzzi. Riguarda il rapporto con il Pd. «Ho provato delusione e amarezza per il fatto che il segretario cittadino del Pd abbia chiesto al sindaco di togliermi la delega al Personale. Non so perché lo abbia fatto. Forse il Pd ha ritenuto di dover contare di più sull’onda dei risultati elettorali europei, ma l’operazione politica è stata perdente e ha portato all’uscita di una componente dalla maggioranza di centrosinistra».
La scelta di «chiamarsi fuori» è stata condivisa da tutto il gruppo di “Amo la mia città”, la lista in cui Gisella Introzzi è stata eletta. E anche l’ingresso di Paolo Frisoni nell’esecutivo non è stato gradito: «A un certo punto mi sono chiesta che razza di giunta fosse», conclude.

Nella foto:
Gisella Introzzi è stata assessore della giunta di centrosinistra di Como dall’insediamento sino al 10 ottobre scorso (foto Fkd)

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