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Lucarelli e il Lariosauro

Leggende comasche – Nel nuovo libro del popolare giallista edito da Skira anche un riferimento al “mostro” del Lago di Como

Nella rete del cacciatore di misteri più famoso d’Italia finisce anche il “mostro di Loch Ness” lariano. Il giornalista e scrittore bolognese Carlo Lucarelli, giallista celebre anche per le sue trasmissioni tv, cita infatti la leggenda lacustre del Lariosauro, versione laghée del serpentone scozzese famoso in tutto il mondo, nel suo nuovo libro edito da Skira, Strane storie (pp. 160, 15 euro).Un libro polifonico, quello di Lucarelli, dove tra l’altro si parla di un ingegnere sopravvissuto

alle bombe di Hiroshima e Nagasaki, uno strano caso di suggestione collettiva nella California degli anni Sessanta e anche di casi curiosi come quello del lago scozzese.«Strane, misteriose, incredibili storie che confermano in modo stupefacente il dato di fatto che la realtà supera di gran lunga la fantasia – annota Lucarelli – Molte sono storie poco conosciute – o almeno, non le conoscevo io – altre sono più note e tutte sono state sicuramente raccontate da qualcun altro e probabilmente meglio di me. Ma non importa. Avevo una gran voglia di raccontarle anch’io».Alla fine del racconto di Lucarelli sul mostro scozzese di Loch Ness, il lettore ne sa quanto prima, ma porta a casa un senso di inquietudine profonda: si è di fronte all’ennesimo falso, o addirittura a un falso “al cubo” frutto di una stratificazione di voci, leggende, fole riferite nel corso degli anni? Sta di fatto, annota Lucarelli, che c’è anche il caso comasco: «Dicono che ce ne sia uno anche dalle nostre parti, in Italia, una specie di Nessie che molti chiamano Larrie perché sta nel Lago di Como, il lago lariano appunto, da cui prende il nome di Lariosauro per la criptozoologia, quella branca della zoologia che studia gli animali misteriosi e sconosciuti».«Anche per Larrie ci sono state radici leggendarie e avvistamenti vari dagli anni Quaranta fino a oggi – prosegue il giallista – ed è finito anche lui nell’immaginario popolare, citato addirittura in un episodio di “Paperino”, edizione italiana».E se ne è appassionato anche Pinno Allievi, giornalista della “Gazzetta dello Sport” e narratore per passione. Originario di Dervio, intervistato qualche anno fa dal “Corriere di Como”, ha riferito di precedenti storici che dimostrano quanto sia antica la presenza di questa mitica creatura nelle acque lariane. «C’è un dipinto del Fiammenghino, risalente al XVI secolo, che ci riporta sulle sue tracce. C’è anche una figura mostruosa, sembra un drago alato all’interno della chiesa dell’Abbazia di Piona. Ci sono poi i racconti dei pescatori, le tradizioni popolari, le leggende, le fiabe, tutto quello che abbiamo sentito raccontare da bambini e che ha formato per così dire il retroterra culturale alla nostra storia».C’è un reperto paleontologico a inquietare le acque fino a quel momento tranquille del Lario: un ritrovamento del 1839, allorché nella zona di Perledo si rinvennero i resti fossili di un notosauro, rettile acquatico che precedette la comparsa del più celebre plesiosauro. Il fossile era incompleto, lungo 60 centimetri, e gli si attribuì il nome Lariosaurus Balsami in onore dello scopritore, Giuseppe Balsamo Crivelli. La leggenda del mostro nacque nel 1946 quando il “Corriere Comasco” parlò di un enorme animale apparso nelle acque del Pian di Spagna. Da allora le apparizioni si susseguirono con frequenza. Nel 1954 fu avvistato ad Argegno un animale lungo 80-90 cm con muso e parte posteriore arrotondate e zampe «come un’anatra». Nell’agosto del 1957 un enorme mostro sarebbe apparso tra Dongo e Musso. Nel settembre del 1957 da una batisfera fu visto uno strano animale con una testa simile a quella di un coccodrillo. Nel 2003 infine fu la volta di un’anguilla gigantesca, lunga 10-12 metri, avvistata nelle acque di Lecco.Al Lariosauro è dedicato anche un museo, quello di Storia Naturale di Lecco a Palazzo Belgioioso, in corso Giacomo Matteotti 32, dove la sala III dal 2005 è detta “Sala del Lariosauro” proprio perché illustra le vicende dei ritrovamenti fossili del sauro lecchese, le sue caratteristiche e l’ambiente del Triassico in cui viveva.

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