Luci rosse nell’ascensore del Comune. Tutto falso. Però…

Palazzo di vetro
di Emanuele Caso

Sembra ormai assodato che il tanto discusso episodio a luci rossissime, teoricamente avvenuto 10 giorni fa a Palazzo Cernezzi, sia un’invenzione. Ma, allora, come è possibile che una voce simile prenda vorticosamente a girare per i corridoi del Comune, salvo poi diffondersi a ogni angolo della città e finire logicamente sui taccuini dei cronisti?
Una voce così dettagliata, poi: due dipendenti, un ascensore, una passione che scoppia all’improvviso, una porta che si apre altrettanto all’improvviso

, un dirigente (o forse due) che si imbattono in questa – come dire – focosa installazione contemporanea nel cuore di un bigio pomeriggio lavorativo. Tanti erano gli indizi, che li abbiamo seguiti tutti. Abbiamo parlato con i due dirigenti che – stando al venticello del gossip scabroso – si sarebbero imbattuti nel teatrino dell’amore sull’elevatore.
Entrambi, in tutta onestà, hanno decisamente negato ogni dettaglio della ricostruzione che da giorni spira tra vicoli e scrivanie. Ho personalmente parlato con tre assessori che – così mi era stato detto – «sapevano tutto». Non vi dico le conversazioni! Erano più o meno tutte così: «Scusi assessore – esordivo io – ma è vero che lei sa tutto di… ehm… cioè…. dell’amore in ascensore?».
L’assessore donna – tutta un risolino e un «non so niente, però…» – mi ha “girato” su due colleghi. I quali – tutti un risolino e una battutaccia da osteria – mi hanno spedito da un potenziale collega dei focosi amanti cernezzini. Il quale, bisbigliando e calandosi spessi occhiali neri sul naso tondo, mi ha gelato così: «Non so niente, però…». Persino il sindaco Stefano Bruni, venerdì sera su Etv, ha negato tutto. Però…

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