Elezioni 2012

Lucini-Bordoli, attacchi e fair-play

L’ultima sfida sul web
Chi si aspettava un duello all’ultimo veleno sul modello Nicolas Sarkozy contro François Hollande o Berlusconi contro Veltroni o Prodi, è rimasto probabilmente deluso. Fair-play e correttezza l’hanno fatta da padroni in quello che il conduttore Emanuele Caso ha definito il “big match” della sfida elettorale trasmessa in diretta online sul sito www.corrieredicomo.it. Mario Lucini, candidato del centrosinistra (Pd e liste civiche) e Laura Bordoli, candidata del Pdl, entrambi usciti vincitori
nelle consultazioni primarie, si conoscono bene e si stimano. Sono perfino vicini di casa e questa loro familiarità e correttezza reciproca traspare più volte nel corso del dibattito che riserva ad ogni modo oltre un colpo di scena. Iniziamo dal look degli sfidanti. Lucini sceglie un’eleganza informale. Niente cravatta, camicia azzurra, giacca e pantaloni spezzati, ma entrambi sul blu, come le scarpe Hogan. Eleganza più classica per Laura Bordoli, con giacca panna sopra un completo pantalone e maglia neri, lo stesso colore dei sandali aperti, con tacco 12.
Due gli scoop nell’intensa ora di dibattito via web. Il primo quando Laura Bordoli dichiara: «Se io fossi stata al posto di Bruni, mi sarei dimessa e avrei mandato tutti a casa». Il secondo quando lo sfidante Lucini in tema di ballottaggio spiazza tutti affermando: «Non è detto che faremo apparentamenti, potremmo decidere di andare da soli anche al secondo turno».
Il match era entrato comunque nel vivo dal primo minuto sul tema delle spese della campagna elettorale. Laura Bordoli arriverà a 35mila euro, Lucini ne ha messi sul tavolo 100mila. «Ma noi siamo con più liste», dice Lucini. E quando Caso chiede da dove provengano quei soldi, Lucini spiega che «una quota viene dal finanziamento dei partiti, mentre le liste civiche si sono autofinanziate». Laura Bordoli dice invece di «aver messo una buona parte della spesa e che 10-12mila euro giungono da sostenitori».
Una coalizione di liste nel centrosinistra contro una sola lista per il Pdl. «C’erano già 23 schieramenti sul tavolo – dice la Bordoli – noi abbiamo voluto dare un segnale di compattezza». «Le nostre cinque liste non sono un segnale di debolezza – ribatte Lucini – Per governare si devono creare delle sinergie e noi abbiamo iniziato a farle tra i 145 candidati, solo 7 o 8 di loro hanno esperienze amministrative, mentre il Pdl è esploso prima del voto».
«Meglio esplodere prima che durante i 5 anni di governo – contrattacca la Bordoli – I due terzi della mia lista sono composti da soggetti della società civile, senza esperienza politica, come me».
Sul tema del vecchio e del nuovo il duello si accende. Lucini parte dalla sua esperienza in minoranza: «Non avevamo i numeri per mandare a casa Bruni, eravamo in 15 contro i 25 della maggioranza».
La Bordoli non sta a guardare e ribatte: «Io al posto del sindaco mi sarei dimessa e avrei mandato a casa tutti». E Lucini: «Sono stati i consiglieri e gli assessori che ricandidi nella tua lista a tenere in vita la giunta».
Lucini torna all’attacco sul passato dell’amministrazione Bruni e sulla scarsa familiarità con la politica da parte della sfidante. La Bordoli risponde parlando della sua lunga esperienza nelle associazioni di categoria e nella sua capacità di «imparare le cose molto in fretta». Poi i vicini di casa Lucini e Bordoli tornano in clima da assemblea di condominio.
Il giornalista Caso sposta così l’obiettivo sul ballottaggio, con la Lega Nord e Gaddi, oltre che possibili terzo e quarto incomodo, come possibili alleati. E qui Lucini cala l’asso. «Non è detto che ci apparenteremo con qualcuno se andremo al secondo turno», dice evitando la risposta anche sulla possibile coalizione con chi ha nel simbolo la falce e il martello. Mentre Laura Bordoli gioca d’anticipo: «Ho sentito che ti apparenterai con Gaddi», dice. Lucini nega divertito. Quindi la candidata del Pdl spiega che gli apparentamenti ci potranno essere con chi condivide i valori del partito, come la centralità della famiglia tradizionale e il tema della sicurezza. E su una possibile alleanza con le liste civiche, afferma: «Sì, ma non con quelle dei riciclati».
Si entra poi sui temi concreti del futuro di Como e che hanno animato la campagna elettorale. «Le moschee non sono una priorità per noi – dice la Bordoli – mentre il centrosinistra a Milano ne ha previste diverse». «Noi seguiremo il Piano del territorio varato dalla Regione, da Formigoni e dall’assessore leghista. Anche per noi è importante la famiglia. Se mi invitassero all’inaugurazione di una moschea io ci andrei», aggiunge Lucini.
«Dipende dal rispetto che la comunità pone nei confronti della donna», ribatte la Bordoli.
Altro tema caldo, quello delle tasse. Anche perché Palazzo Cernezzi deve recuperare 12 milioni di euro. «Nove milioni arriveranno dall’Imu per la prima casa, noi siamo per lasciarla al minimo, ossia allo 0,4 per mille, così come l’aliquota per le imprese», dice la Bordoli. Una linea condivisa ampiamente da Lucini che aggiunge: «Potremmo valutare un rinvestimento dei fondi dell’Imu».
Si parla poi di possibili tagli e di incarichi. «In Comune c’è solo un’auto blu e non è neppure tanto blu» dice la Bordoli.
Caso chiede ai candidati se rinuncerebbero all’indennità prevista per il sindaco e se così farebbero gli assessori. La risposta di entrambi è un «no», motivato dall’esiguità della diaria in rapporto alle responsabilità. Nessuno dei contendenti svela i nomi della possibile futura giunta. Lucini è però pronto a tagliare subito gli incarichi legati al mandato del sindaco e degli assessori.
E sul tema del cantiere delle paratie entrambi gli sfidanti annunciano che toglieranno la direzione dei lavori agli ingegneri Antonio Ferro e Antonio Viola.

Paolo Annoni

Nella foto:
Mario Lucini stringe la mano a Laura Bordoli prima della sfida sul web
5 maggio 2012

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