Lucini contro la Regione: «Delibera avvilente»

Anche Gaffuri contesta la mancata presa di posizione: «Un cedimento alla Lega»
«Avvilente». Non usa giri di parole il sindaco di Como per stigmatizzare l’operato della nuova giunta lombarda guidata da Roberto Formigoni. «La delibera regionale sul riordino delle province è avvilente – afferma Mario Lucini – Una Regione come la nostra non è stata in grado di inviare al governo una proposta concreta nè di sostenere con forza le indicazioni formulate dal Cal. Anzi, si è permessa di criticare il Consiglio delle autonomie locali perché non ha portato avanti l’istanza dell’autonomia
di Varese. Una scelta incredibile, francamente eccessiva in una delibera che non decide niente». Il Cal aveva formulato una proposta di riorganizzazione che contemplava la riduzione delle province lombarde dalle attuali 12 a 9, con l’accorpamento di Como con Lecco e Varese e l’aggregazione di Lodi a Cremona, mantenendo invece l’autonomia di Milano (perché città metropolitana) e di Brescia, Bergamo e Pavia (le uniche tre province che rispettano i parametri di superficie e popolazione imposti dal governo come condizione per la sopravvivenza) e chiedendo inoltre una deroga per conservare l’autonomia di Monza, Sondrio e Mantova. Una proposta, quella del Cal, che il governo non ha preso in considerazione, visto che l’orientamento del consiglio dei ministri è quello di non concedere nessuna deroga e di accorpare Como con Varese e Monza, Lecco con Sondrio e Lodi con Cremona e Mantova.
In quest’ultima ipotesi Como perderebbe il ruolo di capoluogo che andrebbe a Monza, la città più popolosa. Una opzione che, ovviamente, in riva al Lario è mal digerita.
Quello di Lucini è un vero e proprio attacco frontale a Formigoni. Gli dà man forte il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Luca Gaffuri. «La delibera approvata dalla giunta Formigoni consegna al governo il compito di prendere una decisione sul riordino delle province lombarde, abdicando a ogni ruolo di indirizzo e confermando così la paralisi della più importante regione italiana», dichiara Gaffuri.
«È un evidente cedimento nei confronti della Lega Nord, fiera oppositrice del riordino delle province – aggiunge l’esponente politico comasco – Non è un caso che nelle pieghe della delibera la giunta Formigoni sottolinei la necessità di salvaguardare la provincia di Varese, chissà perché solo quella, indicando come immotivata la decisione del Consiglio delle autonomie locali di non concederle la deroga al pari di Sondrio, Mantova e Monza. La provincia pedemontana di Como, Varese e Lecco avrebbe avuto un senso. Sottrarre il territorio che ha dato i natali a Bossi e Maroni a questo ragionamento non porterà a nulla».
LA DELIBERA REGIONALE
Lunedì la Regione ha preso posizione sul controverso tema del riordino delle province approvando una delibera che, al di là di una serie di dichiarazioni di principio sul diritto all’autonomia di tutte le province lombarde, non propone al governo – cui spetta la decisione finale – alcuna ipotesi concreta di riorganizzazione che possa in qualche modo tenere conto delle indicazioni emerse dai vari territori interessati e sintetizzate nel documento messo a punto dal Consiglio per le autonomie.
«È necessario che il governo valuti la peculiarità territoriale e demografica della Lombardia che, con le attuali 12 province con una media di oltre 800mila abitanti, non costituisce un caso di ingiustificata parcellizzazione territoriale», si limita a dichiarare la Regione. Che aggiunge: «La modifica di tale equilibrio rischierebbe seriamente di depauperare, in misura difficilmente sostenibile, i livelli dei servizi per i cittadini a livello decentrato».
La stessa Regione si giustifica spiegando che «la delibera approvata è stata trasmessa al governo senza però una proposta formale di accorpamento delle province, dal momento che il consiglio regionale, competente in materia, non si è pronunciato nei tempi stabiliti dalla legge nazionale». La scadenza, va precisato, era ieri e il consiglio regionale non ha potuto prendere posizione sul riordino delle province perché è stato paralizzato dalla crisi politica che ha costretto Formigoni ad azzerare la precedente giunta e a dare vita in tutta fretta al nuovo esecutivo.
Al governo, pertanto, la Lombardia non chiede nulla sul fronte della riorganizzazione delle province, ma lascia tutto nella mani dell’esecutivo di Mario Monti. «Adesso la questione è nella mani del governo e del Parlamento – sottolinea il sindaco di Como – Ci aspettiamo che i deputati e i senatori lariani facciano tutto il possibile per sostenere la proposta di riordino emersa dai territori. Non credo sia complicato, visto che le motivazioni serie e fondate ci sono tutte. Bisogna però vedere se riusciranno a ottenere dei risultati. Credo che vi siano ancora dei margini per ragionare assieme al governo, la partita non è chiusa. Sul fronte locale, venerdì prossimo si terrà una riunione del Tavolo della competitività che riunisce le istituzioni e le associazioni. In quella sede continueremo a discuteremo del futuro della nostra provincia».
MONZA E VARESE
Per il momento, però, la strada sembra ormai segnata ed è quella che vedrà l’unione tra le province di Monza, Como e Varese con la città di Monza quale capoluogo, essendo il centro con la popolazione maggiore. Un criterio che è previsto dalla legge sul riordino delle province nell’ambito della spending review. E che il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti, difende strenuamente.
«Escludo categoricamente che si possa aprire un dibattito su quale dovrebbe essere il capoluogo – afferma il primo cittadino brianzolo – La norma è chiara: sarà Monza. E ribadisco quanto già detto: non firmerò mai un documento che lo possa mettere in dubbio. Non capisco quando si sostiene che Como sia la realtà più centrale del nuovo ente: noi abbiamo 850mila abitanti, pari a ben 2.100 per chilometro quadrato contro una media regionale di 400. Quindi è qui che devono rimanere i servizi. Saranno i politici a spostarsi e non i cittadini».
Di diverso tenore i commenti sul fronte varesino. «Non si tratta di antipatia per una città o per l’altra – dice con tono amaro il sindaco di Varese, Attilio Fontana – Il discorso è molto più semplice. Scegliere il capoluogo in base al numero di abitanti è illogico. Come insensato è l’accorpamento Purtroppo però si andrà avanti in questa direzione e il Nord ne risentirà. Non possiamo che ringraziare il premier Mario Monti che da varesino farà così sparire la sua provincia».
LA PROTESTA DELL’UPL
Da registrare ieri la netta presa di posizione dell’Upl, l’Unione delle dodici province lombarde, che all’unanimità ha deciso di lasciare l’Upi, l’organismo nazionale che riunisce tutte le province italiane.
«Il costo medio pro capite delle nostre province è di 100 euro per cittadino – ha detto Massimo Sertori, presidente dell’Upl e numero uno della provincia di Sondrio – mentre altre realtà italiane costano tre volte tanto. Riteniamo che il sistema dei tagli penalizzi i soggetti virtuosi che hanno già attuato una spending review interna razionalizzando le spese».
Secondo i presidenti delle province lombarde, l’Upi (Unione delle province italiane) non ha fatto abbastanza per il Nord e quindi è stato deciso di «valutare se esistono le condizioni per creare un’associazione delle sole province settentrionali», come ha dichiarato Sertori.

Fabrizio Barabesi
Marcello Dubini

Nella foto:
La riunione del consiglio direttivo dell’Upl che ieri ha deciso di uscire dall’Unione delle province italiane

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