Pirellone scettico sulla riduzione delle opere per il secondo lottoIl primo viaggio ufficiale al Pirellone del sindaco di Como, Mario Lucini, per discutere del futuro delle paratie non ha portato la tanto attesa svolta. Che tutto potesse cambiare nello spazio di un mattino, ovviamente, era utopico. Ma il punto è che il dialogo tra il primo cittadino lariano e i tecnici milanesi non sembra essere avviato verso intese semplici o tantomeno rapide.All’origine dell’incontro – al di là della ovvia esigenza di un primo faccia a faccia tra i tecnici regionali e la nuova amministrazionedi Como – era soprattutto la necessità per Lucini (accompagnato a Milano dal responsabile del procedimento paratie, Antonio Ferro) di sondare la disponibilità del Pirellone a cambiare in maniera sensibile il progetto appaltato 6 anni fa. Non è un mistero, infatti, che il neosindaco di Como punti a ridurre sostanzialmente l’impatto e la quantità stesse delle opere idrauliche sul secondo lotto dell’opera. Nello specifico, l’obiettivo massimo del primo cittadino dovrebbe essere evitare la realizzazione nel sottosuolo della vasca di laminazione e di tutto l’apparato di pompaggio delle acque “ripulite” nel lago. Una modifica progettuale che non soltanto comporterebbe minori spese, ma soprattutto potrebbe limitare di molto le operazioni potenzialmente più rischiose per i palazzi circostanti (la realizzazione della vasca nel primo lotto è stata tra le cause dei disagi più importanti per alcuni edifici in piazza Cavour).Su questo versante, però, non sembra che i vertici tecnici della Regione siano particolarmente convinti. O, come minimo, esistono problemi oggettivi che andrebbero affrontati con calma e una buona dose di tempo a disposizione. Tanto per fare un esempio: sul cantiere, anche per il secondo lotto, da piazza Cavour a Sant’Agostino, nel corso degli anni sono già state realizzate opere strettamente connesse a quelle che potrebbero essere stralciate. E questo, inevitabilmente, ha comportato anche spese notevoli, che – in caso di modifica progettuale – dovrebbero essere giustificate molto bene per evitare di incorrere nell’implacabile lente di ingrandimento della Corte dei Conti (che chiederebbe ragione anche delle consulenze profumatamente pagate proprio sul tema dei possibili danni agli edifici legati al secondo lotto).«È stato un primo confronto schietto e aperto per fare il punto della situazione – si è limitato a dire ieri Lucini – Non è stata presa alcuna decisione, e i prossimi incontri saranno di natura tecnica. Come noto, noi vorremmo ridurre la portata dei lavori nel sottosuolo, ma esistono questioni tecniche e legali da approfondire. Entro dieci giorni incontrerò il commissario straordinario della Sacaim, ma la prosecuzione dei lavori non dipende da questi passaggi».Nel frattempo, però, un’altra tegola si profila all’orizzonte: Sacaim, infatti, sarebbe pronta a presentare in Comune un’altro corposo documento contenente riserve e richieste di “risarcimento” per la stasi e gli intoppi dei lavori. Cifre ufficiali ancora non ne sono state fatte, ma le indiscrezioni parlano di una richiesta vicina al milione di euro.
Emanuele Caso
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