Elezioni 2012

Lucini: «L’obiettivo è superare il 35% al primo turno. Poi posso vincere»

L’intervista – Il candidato sindaco del centrosinistra
«Il momento sembra favorevole. Vendola e Bersani dannosi? No, e comunque non saranno miei assessori»

I sostenitori della candidatura a sindaco di Mario Lucini hanno dato un buon contributo al gran numero di liste concorrenti alle prossime amministrative presentandone ben 5: quella del Pd più Como Civica, Amo la mia città, Paco-Sel e Italia dei Valori.
Lucini, più d’uno la indica come il vero favorito per le elezioni. Cosa ne pensa?
«Il momento sembra effettivamente favorevole. Da un lato perché sicuramente qualcosa è cambiato a livello nazionale, anche se non penso che questo elemento
sia fondamentale. Incideranno di più, invece, i disastri lasciati dalla giunta Bruni. Infine, noi ci presentiamo ai comaschi al termine di un percorso partecipato e condiviso che mi pare dia la giusta credibilità alla mia candidatura».
Ammette di sentirsi favorito?
«Mi limito a dire che, forse più che in altri momenti, questa volta vale la pena di giocare la partita fino in fondo».
C’è chi sostiene che le frequenti visite di big nazionali a sostegno della sua candidatura, da Bersani a Vendola passando per la Bindi, non le abbiano giovato.
«Le loro presenze sono simboli di attenzione e di motivazione per i militanti. Per un altro verso possono magari far ritrarre qualcuno che non si riconosce direttamente in un’area politica. Comunque la vicinanza è sempre positiva, perché una parte significativa dei problemi degli enti locali dipende dalle scelte centrali, vedi il nodo del patto di stabilità. E comunque nessuno dei big venuti a Como sarà assessore della mia eventuale giunta».
Resta il fatto che lei non ha ancora la tessera del Pd. Non è un’anomalia, obiettivamente?
«È una scelta che ho fatto sin dall’inizio del mio impegno in politica. Non ritengo disdicevole avere una tessera di partito, ma prediligo occuparmi di temi strettamente amministrativi più che impegnarmi nell’attività del partito».
A proposito, secondo alcuni lei sarebbe troppo “tecnico” e troppo poco politico.
«Io credo che amministrare una città sia già fare politica. Non si può fare il consigliere comunale senza fare politica».
Parliamo della sua prossima, eventuale giunta. È vero che tre nomi sarebbero già sicuri: Lorenzo Spallino, Gisella Introzzi e Bruno Magatti?
«Nulla è ancora definito e le elezioni bisogna vincerle. Sicuramente sceglierei in base a competenze e piena condivisione del progetto per la città».
Rifondazione è stata esclusa dall’alleanza che la sostiene. Perchè?
«Non c’è stato alcun voltafaccia. Come coalizione e per mia valutazione personale, abbiamo ritenuto che l’esigenza di presentarci come alleanza coesa e con un progetto credibile non fosse compatibile con l’ingresso di Rifondazione».
C’è chi sostiene che lei sia il megafono di Luca Gaffuri. Come risponde?
«Sono in buoni rapporti con Gaffuri, che mi ha sostenuto in questo percorso politico. Ma chi mi conosce sa che ascolto tutti ma non prendo ordini da nessuno».
Nel caso diventasse sindaco, come affronterebbe il caso del lungolago?
«Il cantiere delle paratie è sicuramente il problema più complesso che la giunta attuale lascia in eredità. C’è un contratto in essere, una ditta con gravi problemi e un progetto realizzato solo per un terzo. Le ulteriori opere previste nel sottosuolo a mio avviso sono molto pericolose per la città e devono essere contenute al minimo. Poi si dovrà procedere rapidamente alla sistemazione della superficie e alla restituzione alla città della passeggiata».
E come gestirebbe il nodo Ticosa?
«La nuova giunta dovrà cominciare da capo, non lasciando più al mercato la decisione del destino urbanistico della zona, ma assumendo la responsabilità della riqualificazione. Le nostre linee guida saranno: sì alla risoluzione nel nodo viario con traslazione della via Grandi; autosilo interrato e parco urbano in superficie nella zona centrale; verso San Rocco, ricucitura con via Milano Alta con volumi edificatori molto più contenuti del progetto di Multi; infine, verso Nord, localizzazione di servizi di interesse collettivo quali innovazione tecnologica, università e spazi per enti pubblici».
Darebbe seguito al progetto della cittadella dello sport a Muggiò?
«No, è sovradimensionato, il palazzetto attuale va sistemato in attesa di avere i fondi per ricostruirlo e non con 3mila posti. Le risorse dedicate alla cittadella dovranno essere impiegate per riqualificare le strutture sportive come palaghiaccio, centro Belvedere, piscina e palazzetto di Muggiò oltre alle palestre delle scuole. Per lo stadio Sinigaglia, invece, auspico un manto di erba sintetica per un’apertura maggiore alle società della città».
Sinceramente, che percentuale pensa di ottenere al primo turno?
«Il 51% naturalmente»
Seconda opzione?
«Stare sopra il 35%».

Emanuele Caso

Nella foto:
Mario Lucini è stato capogruppo del Pd per 5 anni
1 maggio 2012

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