Cronaca

Lucini: «Pd al 44%? Non mi tolgo sassolini. Ma forse non governiamo Como così male»

altL’intervista. Il primo cittadino stuzzica gli avversari: «Grillo ha sbagliato campagna, centrodestra troppo diviso»
Il sindaco dopo l’exploit: «Lascio ai politologi le analisi, ma c’è grande soddisfazione»
«Non voglio rivendicare meriti particolari, però mi pare evidente che, come minimo, la nostra azione a Como non ha “danneggiato” il risultato del Pd». Il sindaco del capoluogo, Mario Lucini, sceglie il basso profilo a dispetto dei numeri. Ovvero di quel fantascientifico 44% colto dai democratici in città, risultato storico già in se stesso ma ancora di più “applicato” a un partito di centrosinistra nella ex roccaforte berlusconiana.

Quello che invece il sindaco riconosce immediatamente è quel valore aggiunto chiamato Matteo Renzi. «Impossibile negare il peso del premier e della campagna elettorale che ha impostato nelle settimane precedenti – afferma Lucini – È riuscito a dare agli italiani il segnale di una politica credibile, seria e innovativa. Il segnale lanciato da Renzi era chiaramente impostato sulla fiducia nel futuro, e non sui soliti temi del passato. Credo che questo aspetto abbia contato molto per catturare l’attenzione e le aspettative di una fascia molto ampia della popolazione».
Sul fatto che le vele democratiche, anche a Como, siano state gonfiate oltremodo da un voto puramente politico più che amministrativo, il sindaco è piuttosto convinto. «In città si è votato soltanto per le Europee – spiega Lucini – quindi certamente il valore della consultazione era di tipo politico. Una cosa, però, si può affermare, e cioè che, almeno a Como, già nel 2012, con la mia vittoria alle elezioni, la base elettorale del centrosinistra si era notevolmente allargata visto che al primo turno presi circa 14mila voti, saliti poi al ballottaggi a 21mila. Numeri che qualcosa vogliono dire». Impossibile, però, non insistere sul possibile peso di questi primi due anni al timone di Palazzo Cernezzi per il raggiungimento del Pd di quota 44.
«Ma io non sono un politologo e non mi azzardo a fare questo tipo di analisi – ribatte subito il primo cittadino – Non ho gli strumenti materiali per poter fare certe affermazioni, non voglio aprire polemiche e lascio volentieri ad altri le valutazioni su questo aspetto. Insomma, non chiedetemi ora di togliermi sassolini dalle scarpe. Per ora me li tengo. Però credo si possa affermare serenamente che i comaschi non hanno espresso un giudizio negativo sulla nostra amministrazione della città in questo primo biennio».
Guardando la medaglia anche dall’altro lato, però, si potrebbe quasi pensare che un risultato così enorme del Pd possa rivelarsi una pietra di paragone pesante e ingombrante per ogni prossima consultazione elettorale. «Quella percentuale, per quanto legata al voto europeo, comporta sicuramente delle responsabilità – ammette Lucini – Starà anche a noi non disperdere tanta fiducia».
Sugli avversari, Lucini si limita a parlare di «campagna elettorale sbagliata e troppo distruttiva da parte di Grillo» e di un centrodestra «troppo frammentato e fragile, con posizioni deboli e divise tra molte sigle». In ultimo, sul non essere tesserato per il Pd, il sindaco ribadisce che «senza avanzare alcuna critica per il partito che mi sostiene da tempo, la scelta di non prendere la tessera risale a molti anni fa e la confermo anche adesso».

Emanuele Caso

Nella foto:
Il sindaco di Como, Mario Lucini, ha espresso grande soddisfazione per il risultato del Pd in città
28 Mag 2014

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