L’Udc: «No ai cambi di casacca»

Verso le elezioni
Le grandi manovre in vista delle amministrative – senza escludere le eventuali politiche anticipate – scuotono il mondo politico lariano. Gli schieramenti sono mobili, i partiti trovano, talvolta senza nemmeno cercarli, nuovi adepti. In un tourbillon di passaggi che molto spesso si fatica a comprendere e decrittare.
Il caso più clamoroso degli ultimi giorni è il possibile approdo in casa Udc (e terzo polo) di transfughi provenienti dal Pdl. Fa discutere anche l’idea di un patto federativo

ipotizzato dal leader degli Autonomisti comaschi, Giancarlo Galli, già deputato democristiano ed esponente proprio dell’Udc di Pierferdinando Casini (partito con il quale è stato eletto in consiglio provinciale, quattro anni fa, nel collegio di Mozzate).
Le ipotesi diventate notizia giornalistica in questi ultimi giorni hanno prodotto un primo risultato: il sollevamento degli scudi da parte dei dirigenti locali dell’Udc. Il partito centrista ha da poco rinnovato il proprio esecutivo provinciale dopo un lungo periodo di commissariamento e una fase difficile costellata da altissime conflittualità interne. Il segretario provinciale, David D’Ambrosio, è piuttosto chiaro: «Senza un percorso condiviso e un dialogo autentico non si va da nessuna parte. Ci sono requisiti da rispettare, valori da condividere».
Come dire: nessuno si illuda di occupare spazi facendosi calare dall’alto.
«Se questi signori intendono aggregarsi a noi si mettano in fila e comincino a lavorare. Sia chiaro, non riusciranno a dividere il partito: siamo pronti a metterci di traverso».
D’Ambrosio non usa il politichese, va piuttosto dritto al cuore delle questioni.
«Le persone che oggi stanno lavorando duro nell’Udc lo fanno perché ci credono. Abbiamo ricostruito un partito in provincia di Como che era stato abbandonato e persino distrutto da alcune persone confluite poi in altri schieramenti. Credo che né ora né domani queste stesse persone possano tornare sui propri passi proponendo alleanze».
Il riferimento, in questo caso esplicito, è a Giancarlo Galli, colpevole secondo il segretario provinciale Udc di aver abbandonato il partito privandolo così dell’unico seggio in consiglio provinciale.
Tuttavia D’Ambrosio ha parole chiare anche per chi «costruisce le proprie carriere politiche sulle tessere. Non siamo disponibili in alcun modo – dice il giovane dirigente centrista – ad assecondare forme di trasformismo politico imperniate su obiettivi personali o su logiche di rancori personali spacciate per linee politiche».
Per le prossime amministrative, conclude D’Ambrosio, «stiamo lavorando per la predisposizione di programmi concreti e credibili e per presentare candidati nuovi, che non siano cioè stati eletti in passato in altri partiti».
Un no secco a ogni ipotesi federativa, in conclusione. Sempre a patto che da Milano o da Roma non giunga sul Lario un “suggerimento” di segno differente.

Dario Campione

Nella foto:
Il pacchetto di voti potenzialmente espresso dal terzo polo comincia a fare gola anche a Como

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