Lugano, Como e Varese: «Triangolo d’oro dell’economia»

Un cartello che regola il transito dei frontalieri al confine.

Al posto di  pensare a darsi battaglia e a fare a gara, Lugano, Como e Varese dovrebbero ragionare in maniera strutturale, utilizzare gli strumenti già disponibili per creare quello che potrebbe essere a tutti gli effetti un “triangolo d’oro” dell’economia». Parole di Vincenzo Salvatore, ordinario di Diritto internazionale dell’Università dell’Insubria, che ieri ha introdotto, a Varese, il convegno “La circolazione dei lavoratori nella Regio Insubria”.
Un evento proposto per presentare i risultati di un progetto di ricerca, cofinanziato dall’Unione Europea, dedicato alle tematiche giuridiche legate alla mobilità dei lavori nei rapporti fra Italia e Svizzera.
Gli ultimi dati dell’Ufficio federale di statistica rossocrociato parlano, nel primo trimestre del 2017, di un totale di 317.821 frontalieri stranieri, di cui, nel Canton Ticino, 64.670, con un aumento del 3,6% rispetto allo stesso trimestre del 2016.
Un tema sempre di attualità, anche per le tante polemiche che si sono scatenate da tempo e con le nemmeno troppo velate manifestazioni di intolleranza da parte ticinese nei confronti dei lavoratori italiani.
«Il referendum del 2014 in Svizzera, con cui sono state messe limitazioni all’immigrazione e alla libera circolazione di persone dell’Unione Europea – spiega Salvatore – ha portato ad una crisi, ma poi i governi italiano e svizzero hanno cercato di incrementare la collaborazione, e questo è un dato di fatto di assoluto rilievo. È necessario trarre impulso positivo da un rinnovato clima di buone relazioni diplomatiche».
Partendo da questa constatazione si è poi sviluppato il confronto, che ha coinvolto una serie di rappresentanti delle istituzioni varesine e delle località di frontiera.
«La tesi che è emersa – dice ancora il professor Salvatore – è che vi sono una serie di strumenti di collaborazione che possono essere sfruttati per far sì che il triangolo economico composto da Lugano, Como e Varese possa diventare una potenza».
«E il dato positivo è che non c’è nulla da inventare – aggiunge – Vi sono già istituzioni come la Regio Insubrica, il Progetto Interreg e un tessuto di collaborazione, conoscenza, compatibilità dei territori, tratti comuni che andrebbero potenziati. Ragionare assieme su economia, servizi, crescita comune, mercato del lavoro, infrastrutture potrebbe fare bene e dare una marcia in più a questa zona, superando le frontiere. Si tratta solo di aver voglia di collaborare, lasciando da parte individualismi e barriere».
Massimo Moscardi

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