La storia. Lui, lei e una vita in quella casa nel bosco

altInsieme da 20 anni, la coppia vive in una sorta di capanno nascosto tra la vegetazione a Monte Olimpino
All’ombra di un albero imponente, apparecchiato per due, spunta un tavolino. Piatti, bicchieri e una tovaglia azzurra attendono, nel bel mezzo di un bosco sopra Monte Olimpino, i commensali che proprio qui, tra una vegetazione ormai ingovernabile, vivono da più di 20 anni in condizioni estreme.

Sedie in plastica e un divano nero completano l’allestimento esterno. Su un pensile, vicino al tavolo, spuntano fiori in plastica sistemati dentro un vaso e, appoggiato su una sedia, una vecchia tv a tubo catodico. Una visione assolutamente imprevedibile, emersa tra gli alberi.  

Qui, nel verde di Monte Olimpino, a pochi metri in linea d’aria dalla ramina che divide il confine italo-svizzero e a soli 20 minuti di cammino dalla strada principale – anche se sembra di trovarsi in un altro mondo – sorge una casetta in pietra con un ampio spazio aperto, delimitato da alcune reti basse che lasciano intravedere vestiti e oggetti della quotidianità. Di persone, negli ultimi 20 anni, gli inquilini ne hanno viste decisamente poche. Sì perché in questo punto, da dove si sentono i rumori della A9 e dove passa solo qualche escursionista del luogo, una coppia ha deciso di fissare la propria dimora ormai dagli anni ’80.
Una storia incredibile che ricorda quella degli eremiti. Il contrasto più forte è tra l’assoluto isolamento che si percepisce inoltrandosi nella natura fino ad arrivare a destinazione e la vita reale che continua a scorrere pochi metri più sotto.
Nella coppia, lei è tedesca, lui marocchino. Più di vent’anni trascorsi nella foresta, durante i quali hanno “arredato” la parte di bosco che è diventata la loro casa. In alcuni tratti del sentiero, infangato e impregnato dalle piogge recenti, hanno appoggiato alcune assi di legno utilizzate come passaggi pedonali.
La vegetazione non è stata toccata fino a quando si arriva nella radura “attrezzata”. La casetta in pietra è decisamente piccola e con ogni probabilità era già presente prima dell’arrivo degli ospiti. La finestra, visibile dal sentiero, è stata chiusa con alcuni stracci per cercare forse di mitigare il freddo. Dentro è stato ricavato uno spazio dove poter dormire. La vita di tutti i giorni, tempo permettendo, sembra svolgersi fuori. Almeno a considerare dalla mole di oggetti raccolti e conservati negli anni.
«Siamo arrivati qui ormai venti anni fa, da Milano. Non riuscivamo più a vivere in quella città e, quasi per caso, spostandoci, siamo giunti fin quassù – racconta la donna di origine tedesche, sorpresa nel vedere qualche persona – Per colpa dei problemi della vita, economici e non solo, abbiamo trovato questo luogo. Da allora non ci siamo più mossi». Dalle sue parole, la loro sistemazione nel bosco non sarebbe un mistero.
Allontanandosi dalla casa è impossibile non notare altri dettagli insoliti. Come una vecchia cyclette appoggiata in un angolo, diversi stendibiancheria con giacche e vestiti e un piccolo mobile con piatti e bicchieri scrupolosamente allineati ad asciugare.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Sopra, abiti e masserizie accatastati in un angolo dello spazio antistante la casetta della coppia nel bosco. A destra, l’abitazione che da 20 anni ospita i due tra la vegetazione di Monte Olimpino (fotoservizio Fkd)

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