Luigi Accattoli: «Oggi si risponde con grande rapidità a tutti gli scandali»

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L’ex vaticanista del “Corriere della Sera”

(a.cam.) «Tramontata l’era delle procedure di sicurezza e garantiste, da qualche tempo ormai il Vaticano ha aperto la strada delle procedure rapide, volte a cancellare l’idea di una Chiesa che insabbia e nasconde la verità. Il criterio distintivo diventa la certezza morale».
Luigi Accattoli, giornalista e scrittore, fino al 2008 vaticanista del “Corriere della Sera”, spiega come sia maturata la svolta che ha portato, tra le altre cose, anche alla decisione di Papa Francesco di ridurre

allo stato laicale l’ex parroco di San Giuliano, don Marco Mangiacasale, prima ancora del terzo grado di giudizio del processo ordinario. In passato, il processo canonico iniziava solo dopo la conclusione dell’iter della giustizia ordinaria.
«Il vecchio ordinamento prevedeva così, prima i tre gradi di giudizio e poi l’avvio del processo canonico – spiega Acattoli – Era una scelta dettata ufficialmente dal concetto di non persecuzione e della presunzione di innocenza. A volte è stata anche connivenza, ma nel complesso erano procedure per così dire di sicurezza».
La svolta è avvenuta con Papa Ratzinger. «Già con Papa Benedetto XVI sono state accelerate le procedure di riduzione in stato laicale – spiega – In estrema sintesi, non c’è bisogno di attendere i tre gradi di giudizio quando c’è la “certezza morale” che il sacerdote sia responsabile e colpevole, anche senza una sentenza definitiva. Questo vale non solo per la pedofilia, ma anche per altri casi».
Luigi Accattoli ricorda il caso del cardinale scozzese Keith Michael Patrick O’Brien. «Prima del conclave, quando Papa Benedetto aveva già annunciato le dimissioni ma era ancora in carica – ricorda il vaticanista – era emersa la notizia di casi di abusi sessuali su quattro alunni del seminario del quale O’Brien era rettore. Il processo non era neppure stato impiantato ma il pontefice, sentito il nunzio di Gran Bretagna, ha deciso per una punizione esemplare e ha stabilito che il cardinale non partecipasse al conclave».
Papa Francesco ha poi esteso queste procedure accelerate anche a reati non legati alla sfera sessuale. «L’attuale pontefice ha punito, ad esempio, un caso per così dire di mondanità eccessiva, di spese esagerate non giustificate – spiega Accattoli – Mi riferisco al caso del vescovo tedesco Franz-Peter Tebartz Van Elst, che ha speso una somma spropositata per la ristrutturazione dell’arcivescovado di Limburg. Il Papa lo ha allontanato senza attendere alcun processo. In Germania, la conferenza episcopale aveva nominato una commissione, ma Papa Francesco non ha aspettato le conclusioni».
Le procedure di questo tipo, secondo Accattoli, sono destinate ad aumentare. «C’è la preoccupazione di rispondere con rapidità agli scandali, contro l’idea che la Chiesa prenda tempo o addirittura copra gli scandali – conclude il noto giornalista e scrittore – L’obiettivo è evitare che lo scandalo raddoppi con la percezione dell’opinione pubblica che la Chiesa voglia coprire anziché intervenire. E Francesco estende la severità anche a comportamenti di tipo sociale».

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