Luigi Picchi parla di Benedetto Giovio al Carducci

L'ingresso dell'associazione Carducci a Como

Mercoledì 6 novembre alle ore 18, presso il Salone Musa della Associazione Carducci in viale Cavallotti 7 a Como per il Ciclo “4 Comaschi in cerca d’autore”, il critico e scrittore Luigi Picchi, professore di italianistica e poeta, terrà una conferenza dal titolo “Benedetto Giovio, fratello maggiore di nome e di fatto” (1471-1545). Brillante e profondo autore di studi storici, letterari e di liriche, Picchi affronterà l’approfondimento della vita di Benedetto Giovio, il notaio curiale comense, anch’egli storico e letterato, fratello di Giampietro e di “Paolino”, il più noto e celebre dei tre Giovio di questa generazione, di cui, al Carducci, si è recentemente parlato a proposito di una delle prime biografie di Leonardo da Vinci. Benedetto, eredita la professione notarile dal padre Luigi e dal nonno Giovanni. Si immatricola secondo notaio il 14 febbraio 1483 e si specializza come notaio della Curia Vescovile di Como. All’Archivio di Stato rimangono otto buste (Fondo Atti dei Notai, bb. 182-189)della sua cinquantennale attività notarile. Tiene scuola di notariato e numerosi giovani comensi che diverranno famosi (come i Gallio e i Volpi) sono educati da lui, sostenendo l’esame di notariato , annotato nelle matricole dei Notai (ASCo, Fondo A.S.C., Volumi, voll. 108-110), anche quando indizieranno in seguito gli studi in ben altri settori, come è accaduto al fratello Paolo, medico e archiatra pontificio. Questo apprendistato notarile deve considerarsi una sorta di acculturazione letteraria e giuridica di base, prima di affrontare gli studi superiori e universitari.

Ancora Benedetto, in rapporto epistolare con potenti e studiosi d’Europa (lettere di Erasmo da Rotterdam , Andrea Alciato, Pietro Aretino, l’imperatore Carlo V, papa Paolo III, Cosimo de’ Medici), ha curato parte della edizione del De Architectura di Vitruvio, opera pubblicata per la prima volta a Como, per i tipi di Gottardo de Ponte, nel 1521. È autore di storia, di arte, è poeta (celebri le liriche sulle 12 Fonti che circondavano la città, carmi composti nel 1529). Fu uno dei primi in tutta la penisola italiana ad occuparsi delle rovine Romane e la sua “Veterum monumentorum que tum Comi tum eius in Agro reperta sunt Collectanea”, consiste nella più importante raccolta di epigrafia comense, utilizzata anche dal Mommsen. Andando con un disegnatore a censire le epigrafi nel territorio comasco e componendo una raccolta ragionata delle stesse, in gran parte adunate a casa sua, risulta tra i fondatori della moderna archeologia.

La particolare angolatura che Picchi vuole ora indagare, a riguardo di Benedetto, è quella del suo ruolo di paterfamilias, quel senso di protezione e di responsabilità, di volontà di trasmissione del sapere verso la sua famiglia, i fratelli, i figli e i nipoti e gli amici dei figli e dei nipoti, costanti per tutta la vita e che la città di Como gli ha riconosciuto, anche perché esercitata verso la città stessa, onorandolo in morte con solenni funerali e con la sepoltura, non comune, in Cattedrale. La stessa Cattedrale che vede ora, per sua colta iniziativa, le due edicole dei Plinii in facciata.

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