L’ultima frontiera è il calcio. «Meno pallottole, più pallone»

Parla Pierpaolo Romani coordinatore di Avviso Pubblico
Pierpaolo Romani, giornalista e scrittore, è oggi il coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, l’associazione in cui sono confluiti enti locali italiani che si impegnano a promuovere la cultura della legalità nella pubblica amministrazione.
Romani è anche l’autore di un libro sulle infiltrazioni delle mafie nel mondo del pallone (Calcio criminale, Rubbettino), l’ultima frontiera dell’espansione delle cosche. «Quando hanno messo in vendita il Lecco – dice Romani – in consiglio comunale
qualcuno si è augurato che la squadra non diventasse preda della ’ndrangheta. Non era una boutade».
Spiega infatti Romani: «I mafiosi stanno mettendo in atto una strategia precisa: meno pallottole, più pallone. Cercano consenso sociale e per questo non esitano a mettere le mani sulle squadre di calcio, magari quelle che militano nelle serie minori e che sono in maggiori difficoltà economiche». L’ingresso nel mondo del calcio è funzionale «a mettere piede nei salotti importanti e a trasformare le relazioni che ne derivano in affari e consenso elettorale. I tifosi votano – dice ancora Romani – e con loro votano anche le famiglie. Inoltre, ci sono molti genitori che sperano di sfangare la crisi trasformando il figlio in un campione. E trovano una sponda nei mafiosi che promettono “provini” nelle squadre di Serie A o B».
Quando questo accade, le cosche «maturano un credito con le famiglie che dovranno poi sdebitarsi».
C’è poi il capitolo scommesse. «Da quando il calcio è business, le partite si giocano in funzione del risultato. E delle scommesse. Nelle fasi finali dei campionati si moltiplicano le “combine”. Alle quali non si può dire no. I mafiosi sono abituati a comandare, dettano le regole che non possono essere discusse. Chi sgarra viene sanzionato, anche molto duramente».
Di qui, le minacce ai calciatori e agli allenatori. «Questi ultimi non possono più fare le squadre come vogliono – aggiunge Romani – C’è stato un pentito di ’ndrangheta che ha parlato di calciatori invisibili e di un sistema di reclutamento di atleti disonesti nelle scuole calcio. Ai giovani viene insegnato come truccare i risultati sin dai primi passi. Non si costruiscono giocatori, ma pedine di uno schema criminale».

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