Borgogol, i ricordi degli ex compagni del Como

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La morte del grande bomber

(m.mos.) Una presenza carica di dolore, sicuramente molto sentita. È quella degli ex giocatori del Como, che a fianco di Stefano Borgonovo hanno vissuto tante avventure, dentro e fuori dal campo, che hanno partecipato all’ultimo saluto a quello che prima di tutto era un loro amico.
Prova a sorridere Stefano “Bobo” Maccoppi, che di Borgonovo, quando erano al Como, era compagno di camera. I due erano cresciuti assieme nel vivaio e, sempre assieme, erano stati mandati in prestito alla Sambenedettese

a farsi le ossa. Al suo fianco Vanni Moscon, che all’epoca era loro compagno con i rossoblù.
«Un ricordo bello dei tempi con Stefano? La prima cosa che mi viene in mente è quando andavamo in ritiro prime della partite interne all’Hotel Continental – ricorda Maccoppi – Magari dovevamo giocare con la Juventus e noi passavamo la notte prima a fare le gare con gli aeroplanini di carta, visto che eravamo all’ultimo piano».
Anche Enrico Annoni, il popolare “Tarzan”, pensa a un momento bello vissuto a fianco del “Borgo”.
«Quando eravamo giovani prendevamo la sua Fiat Ritmo – dice – e andavamo in giro cantando a squarciagola “We are the champions”, la canzone dei Queen».
Tra gli ex, anche Enrico Todesco, pure protagonista a fianco di Stefano ai tempi della serie A negli anni ’80. «Non dimenticherò il suo sorriso – afferma – e la voglia di vivere che ha sempre avuto e con cui ha combattuto la malattia che lo ha colpito».
«Mi piace anche ricordare – conclude Todesco – la sua ironia, l’amore per il paradosso, la sua voglia di fare battute».
Simone Braglia, ex portiere azzurro, ha ricordato un episodio di quando era agli esordi.
«L’anno prima Stefano e Maccoppi erano stati in prestito alla Sambenedettese. Poi, quando tornarono al Como, io fui mandato nelle Marche. E, proprio in una partita con gli azzurri, mi segnò un gol “alla Borgonovo”, un tiro da lontano che si abbassò all’improvviso ed entrò in porta. Un rete “furba”, d’astuzia, la caratteristica più importante che aveva come attaccante»
Grande dolore anche tra i tifosi azzurri che, dall’apertura della camera ardente fino alla sepoltura di Stefano, non lo hanno mai lasciato solo, prima rendendo omaggio al suo feretro, poi seguendo numerosi la cerimonia a Giussano.
Non sono mancati striscioni, cori, magliette dedicate al “Borgo”, quello che per tanti è stato l’idolo in epoca giovanile. C’era gente di tutte le età, dai ragazzi della curva a chi, più in là con gli anni, si siede in tribuna. Per tutti, può valere la riflessione di Roberto, uno di loro: «Se ne è andato un pezzo del “nostro” Como – ha detto il tifoso azzurro – un uomo che ha mostrato una grinta e un coraggio unici».

Nella foto:
La bandiera del Calcio Como listata a lutto davanti alla chiesa parrocchiale di Giussano

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