L’ultimo saluto ai coniugi Gianola: «C’era in loro una fede convinta»

altLa tragedia dell’idrovolante
Folla commossa ieri a Lecco nella Basilica di San Nicolò
«La vita è tristezza, superala. La vita è un inno, cantala. La vita è una lotta, accettala. La vita è un’avventura, rischiala». Nelle parole di Madre Teresa di Calcutta, riportate sul retro dell’immagine, sorridente e gioiosa di Adele e Franco Gianola, è racchiuso il senso dell’esistenza dei due coniugi di Abbadia Lariana, morti con il pilota comasco Pietro Brenna nell’incidente aereo del 9 giugno nei cieli lecchesi.
Un’esistenza “segnata” dalla fede e, per un credente, dalla

grazia di sapere che la morte immette nell’esperienza della vita terrena. L’ha ricordato ieri pomeriggio a Lecco, nella Basilica di San Nicolò – incapace di accogliere tutti quelli che hanno voluto assistere ai funerali di due delle tre vittime dello schianto dell’idrovolante – monsignor Dante Lafranconi.

Chiamato a presiedere la liturgia eucaristica, il vescovo di Cremona – originario di Mandello Lario e amico della coppia di Abbadia – ha sottolineato il desiderio di «superare la tristezza dei cuori perché la morte, per chi ha fede, rimanda sempre al senso della vita».
All’omelìa il presule è tornato più volte su tale concetto, interrogando (e interrogandosi) proprio sul significato della vita terrena, per poi affermare che «la vera grazia è sapere che la morte ci immette nell’esperienza della vita eterna».
«I credenti – ha aggiunto – hanno la straordinaria fortuna di sapere che è stato loro dimostrato che la morte non è la parola definitiva e che la nostra vita è segnata fin dalla nascita dall’eternità».
Poi il ricordo personale dei Gianola. «C’era in loro – ha detto Lafranconi – una fede vissuta in maniera convinta, una fede coltivata. E oggi penso alla loro vita di credenti, alla loro adesione ai gruppi di spiritualità familiare, al loro cercare la consapevolezza della fede nella quotidianità».
«A volte la morte arriva all’improvviso – ha aggiunto il vescovo – e anche la loro è stata una morte improvvisa. E tragica. Ecco perché dobbiamo ricordare sempre l’ammonimento del Vangelo a stare pronti, a restare svegli, perché il Signore chiama quando meno te lo aspetti».
Il vescovo Dante si è quindi soffermato su ciò che Adele e Franco hanno cercato di trasmettere nel corso della loro vita, a partire dall’educazione dei figli. «Penso al loro impegno nell’Azione Cattolica – ha affermato – e nella “San Vincenzo”. Quanto lavoro e quante iniziative hanno fatto insieme! E insieme sono morti. Così a me pare di cogliere, in questo, un segnale di gentilezza da parte di Dio, che non ha consentito che la morte li separasse».
Monsignor Lafranconi ha quindi sottolineato l’atto d’amore dei figli Giovanni, Sandro e Sergio verso i loro genitori, quel viaggio in idrovolante nei cieli del Lario donato a mamma e a papà perché potessero godere di una giornata incantata e magica.
«Non devono avere alcun rimorso – ha spiegato il vescovo – perché è bello pensare che i loro genitori sono andati in paradiso segnati da questo estremo gesto di affetto, l’ultimo dono dei loro tre figli».
Durante il rito funebre è stato proprio Sergio, uno dei tre figli dell’affiatata coppia di Abbadia, a ricordare mamma e papà.
«Papà mi diceva sempre che aveva bisogno almeno di una settimana per morire – ha detto, lo sguardo rivolto alle due bare collocate appena sotto i gradini della navata centrale della Basilica – per poter salutare tutti i suoi amici. Non ne ha avuto il tempo, perciò lo faccio io oggi a nome suo. Abbiamo avuto due genitori fantastici. Ciao papà, ciao mamma?».
Subito prima era stato letto il messaggio di saluto degli amici di Adele e Franco: «Doveva essere un bel volo, quello del 9 giugno, ma noi conserveremo sempre il ricordo del vostro esempio e del vostro impegno, che ora da lassù, tra le stelle, verrà moltiplicato all’infinito».
Poi dentro la chiesa è stato intonato il suggestivo canto “O bella mia speranza” che recita: «? in questo mar del mondo tu sei l’amica stella, che può la navicella dell’alma mia salvar». E molti non hanno saputo trattenere le lacrime.

Claudio Bottagisi

Nella foto:
Monsignor Dante Lafranconi durante l’omelia di ieri a Lecco, nella Basilica di San Nicolò, per i funerali dei coniugi Gianola

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