L’ultimo saluto alle vittime della tragedia di via per San Fermo. La città di Como in lutto
Cronaca

L’ultimo saluto alle vittime della tragedia di via per San Fermo. La città di Como in lutto

© Corriere di Como

«Grazie con tutto il mio cuore. Dio benedica i vostri figli». Fissando le quattro bare bianche dei suoi bambini, la mamma di Siff, Saphiria, Soraya e Sophia prende per un attimo la parola. Pochi istanti per ripetere il suo «grazie per la vostra presenza e per l’amore che mi avete dimostrato in questi giorni». Le sue lacrime si fondono con quelle dei compagni di scuola dei figli. Delle maestre. Dei genitori. Ma anche dei vigili del fuoco, dei volontari, dei rappresentanti di forze dell’ordine e istituzioni. Dei tanti comaschi che probabilmente non hanno mai incrociato il sorriso di quei piccoli ma hanno voluto essere presenti per far sentire la loro vicinanza e lo sgomento per una tragedia che lascia senza parole.
I bimbi sono morti venerdì della scorsa settimana nell’incendio appiccato nella loro casa dal papà, Faycal Haitot, 49enne marocchino morto insieme ai suoi figli.
La chiesa del Crocifisso è strapiena. Tante persone aspettano sul piazzale. I pastori della comunità evangelica, quello di Lugano Pietro Lamanna e di Como Gianni Di Giandomenico invitano a pregare «il Dio padre di tutti». «Siamo tristi, amareggiati, addolorati – dicono – La morte è dolorosa. Ma dobbiamo pensare che questi quattro gioielli ora sono alla presenza di Dio». Il pastore invita il coro a intonare un canto che piaceva ai quattro bimbi. «La mamma mi ha detto che le ricorda i momenti felici a tavola con i figli», dice prima di aggiungere: «Si unirà a noi un coro di angeli».
Le bare bianche che hanno accolto Siff, Saphiria, Soraya e Sophia sono sistemate una accanto all’altra davanti all’altare. Attorno ci sono decine di disegni colorati e messaggi scritti dai compagni di scuola dei piccoli e sistemati dalle maestre intorno a quei legni chiari. Non si distinguono le parole né le figure, solo i colori allegri e vivaci che sembrano stringere i bambini in un abbraccio. Le maestre dell’istituto di Como Borgovico leggono un brano del Piccolo Principe. «Scoprirò il prezzo della felicità», dice la volpe al suo piccolo amico spiegandogli cosa sia un rito. «Cari Siff, Saphiria, Soraya e Sophia – dice un’insegnante – il nostro rito sarà dedicarvi ogni anno un appuntamento per mantenere sempre vivo il vostro ricordo».
Le domande, i perché e le recriminazioni restano fuori dalla Chiesa del Crocifisso. Dentro la basilica, attorno alle bare bianche c’è spazio solo per silenzio e lacrime.
«La città si stringe attorno a quattro bare di vittime innocenti», dice monsignor Carlo Calori, che parla in rappresentanza della Diocesi di Como. «Tacciano in questo momento le domande che si sono intrecciate con angoscia in queste ore. Cosa è mancato in termini di cura, di vicinanza, di custodia? Si poteva evitare? Ora si dia spazio al silenzio, alla preghiera, alla vicinanza a questa mamma». «La morte di questi bambini ha causato un soprassalto di coscienza in tutti noi – continua – ci ha svelato i nostri limiti. Ognuno ha la responsabilità dei suoi fratelli. Affidiamo queste creature all’abbraccio di Gesù. Questa tragedia ci aiuti, faccia trasformare il nostro smarrimento in una crescita di umanità».
Dalla chiesa del Crocifisso, il dolore e il lutto si allargano all’intera città. Le istituzioni sono presenti al completo, si stringono intorno alla mamma dei bambini. La presenza di Como e dei comaschi si vede e si sente. È nelle lacrime, negli abbracci, nei silenzi, negli occhi lucidi. E lungo applauso che saluta e accompagna nel loro ultimo viaggio Siff, Saphiria, Soraya e Sophia.

 

27 Ottobre 2017

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