Cronaca

Delitto di Guanzate. «Un gruppo criminale di spessore e di estrema pericolosità»

altDelitto di Guanzate
Le parole del giudice sugli arrestati per l’omicidio di Albanese
Il giudice non fa riferimento alla ’ndrangheta, nel parlare dei personaggi arrestati per l’omicidio di Ernesto Albanese (33enne di Bulgorello trovato sotto due metri di terra a tre mesi dalla sua scomparsa).
Anzi, quella parola non la usa mai. Dice però che i personaggi citati nella sua ordinanza di custodia cautelare in carcere (chiesta dal pm Massimo Astori) sono individui «inseriti in ambienti criminali di elevato spessore» e aggiunge anche che ognuno di loro avrebbe avuto la possibilità – se rimasto in libertà – di «contare su appoggi e mantenersi in uno stato di latitanza».

Insomma, se sul fascicolo dell’omicidio di Guanzate non viene attaccata la scomoda etichetta della malavita organizzata di stampo calabrese – anche se qualche personaggio era comunque vicino a esponenti ritenuti affiliati o comunque prossimi all’organizzazione – l’ambiente in cui questa barbara esecuzione è maturata non lascia dubbio quantomeno su personaggi di spicco che volevano «riaffermare il proprio predominio criminale» sulla zona che da Fino Mornasco arriva fino alla Bassa Comasca. E pare innegabile, almeno all’apparenza, che il vertice di questo gruppo fosse rappresentato da Luciano Nocera, nato a Giffone (Reggio Calabria) nel 1968 e residente a Lurate Caccivio. Che aveva «un ruolo significativo» in seno alla banda che si è poi macchiata dell’efferato omicidio. Era con lui che Albanese aveva avuto i contrasti più forti. Ed è stato lui – secondo quanto emergerebbe dalle indagini – che nonostante quella sera (l’8 giugno, data dell’omicidio) non si sentisse bene, si fece venire a prendere a mezzanotte da Francesco Virgato (altro arrestato) previo messaggio sms che annunciava come la vittima fosse finita nella tela del ragno, pur di essere presente.
«Non a caso» fu lui a sferrare il «primo fendente all’Albanese» della quarantina che ne causarono la morte per dissanguamento, dice il giudice.
Colpi inferti partendo dalle gambe per poi salire, sempre più profondi, sempre più spietati, con il chiaro intento – ritengono gli inquirenti – di far durare il martirio per ore. Un dato che sarebbe tra l’altro compatibile con i cellulari dei coinvolti nel delitto, tutti spenti in contemporanea dalle 24 alle 4 del mattino. In quelle ore, nella notte tra l’8 e il 9 giugno, dovrebbe essere maturato il delitto. Omicidio per cui la Procura contesta l’aggravante della premeditazione, con la sola eccezione di Locatelli. L’uomo, quest’ultimo, che andò a recuperare con la forza Albanese nella piazza della chiesa di Bulgorello per poi condurlo sul luogo della punizione. La mancanza della contestazione dell’aggravante della premeditazione potrebbe far pensare all’ipotesi che lo stesso Locatelli potesse anche non sapere che quella “lezione” doveva finire con la morte del 33enne di Bulgorello.
Gli altri arrestati, oltre ai già citati Locatelli, Nocera e Virgato, sono i fratelli Internicola: Andrea e Filippo. Il primo presente sul luogo dell’omicidio nei boschi di Guanzate, il secondo rimasto a casa. Ma anche a quest’ultimo viene contestato il delitto in quanto prese parte all’organizzazione. Inoltre era proprio Filippo Internicola la persona che Albanese – in rotta con il gruppo criminale – aveva picchiato all’esterno di un bar di Veniano. L’ultimo arrestato, Silvano Melillo, avrebbe preso parte solo al seppellimento del cadavere e non al fatto di sangue.
Tornando però a quanto detto in avvio, quest’ultimo – 55 anni di Fino Mornasco – è considerato dagli inquirenti il «braccio destro» e «uomo di fiducia» di Nocera. Un gruppo, quello ora in cella con la pesante accusa, ritenuto essere dal giudice «di eccezionale pericolosità», nutrito di «fredda determinazione» e «violenta spregiudicatezza nell’azione».
Un gruppo che per riaffermate il proprio dominio sulla zona non lesinava «spedizioni punitive» verso chi ne insidiava i traffici illeciti.

M.Pv.

Nella foto:
inquirenti al lavoro nella fossa scavata a Guanzate in cui è stato sepolto il corpo di Ernesto Albanese.
29 Ottobre 2014

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