Cronaca

«Un museo nella Casa del Fascio in piazza del Popolo»

alt Il dibattito sul capolavoro di Terragni
«La Casa del Fascio di Giuseppe Terragni deve essere il museo di se stessa. Anzi deve contenere un museo. Questa è la strada maestra. Servono proposte concrete e praticabili, non utopie».
Così l’architetto Alberto Artioli, soprintendente ai beni architettonici della Lombardia commenta la proposta lanciata ieri dal Lions Club Como Host di recuperare il monumento alla sua antica funzione di sede amministrativa di riferimento nel segno della trasparenza, ospitando l’ufficio del primo cittadino

di Como. Una proposta che ha fatto riemergere un antico dibattito, quello sulla funzione presente e futura di un monumento razionalista che il mondo ci invidia e che ora è sede del comando provinciale della guardia di finanza e quindi soggetto a ovvie restrizioni militari.
«Sono 25 anni che mi occupo dell’opera di Terragni, e quando sono partito sembrava scandaloso considerarla un “monumento” tanto era lontana dall’attenzione dei comaschi – dice Artioli – Poi dopo anni di convegni, incontri e anche di restauri, che come Soprintendenza continuiamo con interventi capillari di manutenzione, come gli ultimi sulle caldaie e i bagni, la città ha capito l’importanza del palazzo. Però quella di tornare a una funzione “politica” per la Casa del Fascio ospitandovi l’ufficio del sindaco mi sembra irrealizzabile. Tra l’altro quando nacque nel 1936 ospitava la sede del federale e non del podestà e quindi aveva un carattere più politico che amministrativo».
La proposta comunque rinfocola il dibattito sul bene storico e architettonico più importante del ’900 che Como possa vantare. «Forse oggi con tante strutture che meritano di essere riqualificate in città potrebbe essere la volta buona per trasferire le fiamme gialle dal palazzo di Terragni e destinarlo al suo scopo primario e cioè un centro culturale con scopi museali, anche per dare spazio a importanti archivi come quello dello stesso architetto razionalista che è chiuso da anni», sottolinea Artioli. Che a proposito di beni culturali sottolinea «i 300mila euro che abbiamo investito come Soprintendenza sul Duomo per il restauro dell’abside», rimarcando altresì la necessità che l’attuale amministrazione comunale si impegni per risolvere il recupero dell’antico complesso di San Lazzaro in via Rimoldi, di proprietà privata ma di grande importanza artistica, che versa in estremo degrado.
«Una iniziativa interessante – ha scritto ieri su Facebook da parte sua il pronipote di Terragni, Attilio, in merito alla proposta del Lions Club – Dopo 75 anni far tornare la politica di Como alla Casa del fascio di Como. Una cosa seria e importante. La Casa del Fascio non potrà mai essere un luogo dove andare a fare shopping culturale, turismo, portare i bambini la domenica mattina, invece che la parco, far divertire gli architetti, o segnare un confine tra il centro della città e il resto. Il sindaco di Como ha un’occasione storica per passare alla Storia, non solo locale ma nazionale. Lo capirà? Capirà il grande progetto di una politica della trasparenza nel paese dell’opacità burocratica? Sindaco Lucini, per la prima volta sarebbero soldi pubblici spesi bene e senza far danni (lungolago). Con la bella città di Como al centro di un’irripetibile interesse internazionale. Ci pensi».
Ieri intanto il sindaco di Como Mario Lucini ha già avuto modo di rispondere ai Lions sulle colonne del “Corriere di Como” e a Etv: grazie ma non se ne fa nulla. Ci sono altre priorità. E nel frattempo proprio Attilio Terragni ha aperto ieri su Facebook una pagina dedicata al geniale razionalista suo avo, promettendo «Novità, inediti, ricerca, curiosità e aggiornamenti» sull’attività dell’archivio a lui intitolato.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Una installazione sulla facciata della Casa del Fascio, utilizzata come schermo
19 gennaio 2013

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