«Una stangata da 215 euro all’anno per una famiglia di tre persone»

Le stime del Codacons

(m.d.) Una stangata da 215 euro all’anno. A tanto ammonterà, secondo le stime del Codacons, la somma che una famiglia media di tre persone – madre, padre e un figlio – dovrà sborsare in più a causa dell’aumento dell’Iva, la cui aliquota ordinaria è salita dall’inizio di ottobre dal 21 al 22%.
«Una famiglia di tre persone spenderà in media 215 euro in più all’anno – afferma Mauro Antonelli, responsabile provinciale del Codacons – una volta che

l’incremento dell’Iva sarà a regime. E a parità di consumi, ammesso cioè, ma non concesso, che i consumi delle famiglie restino invariati e non diminuiscano, come invece temiamo che avvenga. In tal caso, se cioè i consumi dovessero ulteriormente contrarsi, quel miliardo di euro in più che lo Stato pensa di poter incassare da qui alla fine dell’anno in realtà non finirà mai nelle casse dell’erario perché gli acquisti caleranno ulteriormente e quindi diminuirà anche il gettito dell’Iva, nonostante l’aumento di un punto percentuale dell’aliquota ordinaria. Il rischio, allora, sarà quello di una nuova manovra finanziaria per rimettere in ordine i conti dello Stato».
Per il momento, però, Antonelli riconosce che i prezzi in riva al Lario sono rimasti in molti casi invariati. «Girando in questi giorni per negozi e supermercati mi è sembrato che i prezzi non siano stati ancora aggiornati – spiega il rappresentante dei consumatori – Molte catene della grande distribuzione non hanno ancora modificato i listini, anche perché i prodotti in vendita sono moltissimi e ci vuole tempo. Non basta aggiornare i registratori di cassa, ma bisogna cambiare uno per uno tutti i cartellini che indicano i prezzi delle singole merci. Quello che fa fede, infatti, è il prezzo esposto: se per esempio un cliente legge sul cartellino che il prezzo di un determinato prodotto è 3,27 euro e poi alla cassa se ne vede chiedere 3,29, ha il diritto di pagare solo 3,27».
Ma non è soltanto una scelta dettata dalla praticità. In molti casi si tratta di una strategia di marketing. «Alcune catene di supermercati – spiega Antonelli – hanno dichiarato che manterranno i prezzi invariati nonostante l’aumento dell’Iva».
E proprio in questa direzione va l’appello lanciato dal Codacons. «Ai commercianti noi abbiamo chiesto di assorbire, almeno fino a Natale, l’incremento dell’Iva, proprio per non gravare ulteriormente sui già difficili equilibri familiari. E devo dire che abbiamo avuto risposte abbastanza positive dagli stessi esercenti. Anche perché, soprattutto nel campo dell’abbigliamento, delle calzature e di molti altri generi, il rischio è che i consumi crollino più che proporzionalmente rispetto all’aumento dell’aliquota, e che quindi alla fine a rimetterci sia lo stesso commerciante».
Diversi aumenti, però, sono già avvenuti o scatteranno inevitabilmente nei prossimi mesi. Senza dimenticare che l’incremento dei prezzi dei carburanti rischia di avere conseguenze su tutte le merci, anche su quelle con Iva rimasta invariata, come per esempio i beni di prima necessità (aliquota ferma al 4%) o i prodotti di uso comune (aliquota invariata al 10%). «Per questo motivo abbiamo chiesto al governo, finora senza risultato, di cancellare l’aumento dell’Iva almeno per i carburanti, in modo tale da evitare che gli accresciuti costi del trasporto delle merci si traducano in un aumento indiscriminato per tutte le merci».

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