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Lunedì scuole in sciopero. E molti insegnanti lariani scelgono le cattedre ticinesi

I sindacati chiedono il rinnovo del contratto(f.bar.) Lunedì 1° dicembre scioperano i lavoratori della scuola. La situazione a Como, al pari del resto d’Italia, è critica. Stipendi bloccati da anni, assenza di investimenti e carenze di personale sono “fedeli” compagni dei docenti.E chi, tra gli insegnanti, può farlo scappa in Svizzera. Dietro le cattedre elvetiche, infatti, si siedono sempre più docenti comaschi. «È un flusso costante. Ne conosco più di una ventina che hanno compiuto questo passaggio», dice la responsabiledella Cisl Scuola, Adria Bartolich, che ieri mattina, nella sede del sindacato, ha presentato lo sciopero del 1° dicembre che si inserisce nell’astensione su tutto il territorio nazionale dei dipendenti del settore pubblico.

«Chi è abilitato – spiega la sindacalista – può inviare la documentazione a Bellinzona per ottenere la necessaria certificazione svizzera e andare a insegnare oltreconfine».Il frontalierato delle cattedre è solo una delle conseguenze della crisi che colpisce il settore della scuola. «Con questa manifestazione vogliamo far capire la necessità di rinnovare un contratto bloccato ormai dal 2009 – interviene Angelo Cassani, segretario provinciale dello Snals Confsal, presente all’illustrazione della manifestazione – Oggi un insegnante appena assunto non guadagna più di 1.200 euro. Ovvio che poi, se c’è l’occasione, si preferisce andare in Svizzera dove gli stipendi sono ben altri. Anche io conosco diversi docenti che hanno preso la via del Ticino».L’intento base dello sciopero «non è quello di far cadere i governi – sottolinea Gerardo Larghi, segretario generale della Cisl dei Laghi – Chiediamo che ai lavoratori della scuola, settore fondamentale per una società civile, venga riconosciuto quanto fatto in questi sei anni di crisi».Un lungo periodo durante il quale «insegnanti e personale con il loro lavoro, spesso volontario e non pagato, hanno tenuto in piedi l’intero sistema scolastico e hanno mantenuto all’altezza un’offerta formativa che, a causa dei finanziamenti insufficienti, sarebbe da un pezzo ridotta al minimo», dice la Bartolich.Diverse le richieste, partendo ovviamente dal rinnovo del contratto. «Bisogna poi dare stabilità e certezza al lavoro, eliminando il ricorso abnorme al precariato (sul territorio comasco attualmente sono 8mila gli insegnanti di ruolo e 500 i precari). È necessario colmare il divario tra l’Italia e gli altri Paesi quanto a investimenti – conclude Angelo Cassani – e curare la sicurezza delle strutture scolastiche».

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