Lungolago chiuso: «Per noi è un incubo»

I residenti della “Lariana” bocciano la proposta
(f.bar.) C’è chi scoppia a ridere e chi strabuzza gli occhi, perché all’oscuro della notizia. Altri, invece, lanciano un’occhiata assassina e preferiscono non commentare. Chi ha voglia di esprimere un giudizio sull’ipotesi – ancora tutta da verificare – di pedonalizzazione del lungolago – salvo il rispetto di una fascia oraria mattutina – non usa mezzi termini. E la condanna è unanime.
In certi casi i giudizi, vista la schiettezza di chi è ormai abituato a convivere con incolonnamenti estenuanti anche con il lungolago aperto, sono impietosi.
«Non riesco proprio a capire come si possa anche soltanto pensare una simile follia – sbotta Gianfranco Viesti, fermo in auto a Blevio – Io utilizzo questa strada ogni giorno e già non è agevole ora. Figurarsi quale impossibile periplo della città si dovrebbero inventare per non farci passare sul lungolago. E noi ci ritroveremmo lì, fermi in coda ogni santo giorno. Incredibile».
Come detto, il piano è assolutamente in fase embrionale. Nei giorni scorsi, infatti, Palazzo Cernezzi ha incaricato la società Polinomia di capire se sia possibile pedonalizzare questo tratto di strada non soltanto nei giorni festivi, ma anche nei feriali, eccezion fatta per le ore di punta. Per il momento si tratterebbe soltanto di un’indagine per valutare se, come dichiarato nei giorni scorsi dall’assessore alla Mobilità del Comune di Como, Daniela Gerosa, si tratti di «una strada percorribile oppure se rimarrà solo un sogno». Per i cittadini è invece già un incubo anche solo il pensiero. «Forse non si rendono conto. Perché non provano loro a percorrere questa strada alcuni giorni di seguito? Basterebbe per far comprendere come sia assolutamente impensabile una pedonalizzazione», afferma incredulo, sempre a Blevio, Giovanni Riva.
E subito torna in mente l’esperimento, messo in pratica dall’amministrazione alcuni mesi fa, di chiudere per una giornata festiva il lungolago, in occasione della settimana della mobilità. Fu un disastro viabilistico.
«Lo rammento nitidamente. Trascorsi alcune ore chiuso in auto. Fu un supplizio. Ma ci devono spiegare dove pensano di far passare le auto», dice, seduto in un bar di Blevio, Giancarlo Codegoni. Gli fa eco un altro avventore del locale. «E le auto? Le facciamo passare nel lago? – ironizza Achille Cattini – Come si fa a buttare via i soldi anche soltanto per uno studio di fattibilità davanti all’evidenza? Non si può stravolgere una situazione non modificabile».
L’idea è una ed è condivisa. «Se mai lo dovessero fare, sarà un assoluto disastro», aggiunge Vincenzo Scarpignato. Risalendo la Lariana, anche a Torno i commenti sono identici e tutti negativi.
«Con i tanti problemi che già ci sono in città, perché aggiungerne un altro?», dice Luigi Prencipe.
«Rappresenterebbe un vero calvario per chi ogni giorno deve andare a lavorare a Como. Ma com’è possibile che chi ci governa non lo riesca a capire?», si chiede Renzo Moretti.
«Non scherziamo, per favore. La gente dovrebbe essere agevolata e non ostacolata negli spostamenti», conclude Stefano Andreani.

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