Lungolago, i camion ignorano il divieto. «Passano mezzi che pesano molto più di 3,5 tonnellate»

 

alt La denuncia del capogruppo di “Adesso Como”

Nuova polemica per il transito dei mezzi pesanti sul lungolago di Como. E, segnatamente, sul ponte della darsena, oggetto – il 29 gennaio scorso – dell’ormai “celebre” cedimento davanti alla gelateria Ceccato. Proprio da quell’evento si deve partire per arrivare alla recente denuncia del capogruppo di “Adesso Como” in consiglio, Alessandro Rapinese.
Poco meno di 3 mesi fa, sulla corsia dei bus, in direzione piazza Matteotti, si aprì improvvisamente una voragine. I sopralluoghi dei

tecnici, il giorno successivo, appurarono le cause del cedimento. In sostanza, il crollo coinvolse la parete destra che sosteneva la soletta stradale e la volta per il tunnel che conduce alla darsena. In totale, circa due metri quadrati di materiale, che, ovviamente, cedendo, trascinarono via altra terra di sostegno.
Rispetto alle cause, al di là delle pessime condizioni generali di tutte le strutture di sostegno del ponte sulla darsena, il dirigente comunale Antonio Viola disse testualmente questa frase: «Sono gli autobus e i camion, con il peso e le vibrazioni che producono, i maggiori indiziati per aver determinato il cedimento, sebbene su strutture già molto fatiscenti». Tanto è vero che, sin dal giorno successivo, venne istituito il divieto di transito sul lungolago – tra piazza Cavour e piazza Matteotti – per tutti i mezzi superiori alle 3,5 tonnellate (un furgone nemmeno troppo carico, ndr).
Ed è a questo punto della storia che si inserisce la recente interrogazione alla giunta di Rapinese, corredata dalle foto che vedete pubblicate in alto.
«In un paio di occasioni – ha affermato il consigliere – mi sono fermato con il motorino all’altezza di piazza Matteotti e ho fotografato con il telefonino cosa avveniva nell’indifferenza generale. Cioè il passaggio di camion di peso chiaramente superiore alle 3,5 tonnellate, senza che nessuno intervenisse. Mi sembra evidente, quindi, che quel divieto sia virtuale ed esista soltanto sulla carta». Da qui, la conclusione inevitabile.
«Vista la fragilità della zona, un’amministrazione che non riesce nemmeno a far rispettare un simile divieto dovrebbe solo andare a casa – afferma Rapinese – Ma comunque, con la mia interrogazione, voglio sapere come mai venga consentita una simile, palese violazione del divieto di transito».
In attesa della risposta, c’è da sperare che le vibrazioni e il peso dei mezzi non creino altri danni nel sottosuolo: la stima per la sistemazione di quelli già noti è infatti di circa mezzo milione di euro.

E.C.

Nella foto:
Una foto scattata sul lungolago da Rapinese con il telefonino

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.