L’Unione delle Pro Loco italiane contro la “salamella selvaggia”

Ciceri: «Situazione migliorata nell’ultima estate sul lago»
Rinfocola, questa volta a livello nazionale, la battaglia contro la cosiddetta “salamella selvaggia” ossia il proliferare di feste della birra, sagre e grigliate nei mesi estivi.
L’Unione Nazionale delle Pro Loco (Unpli), alla quale aderiscono ben 57 Pro Loco lariane, da Albavilla a Zelbio, durante l’assemblea annuale per il rinnovo delle cariche ha attaccato duramente il proliferare delle sagre.
«Le Pro Loco italiane sono seriamente preoccupate per l’esplosione del numero di sagre
senza controlli di sicurezza e igiene – ha tuonato il presidente Claudio Nardocci – organizzate da comitati improvvisati, che ha caratterizzato la stagione estiva appena terminata e durante la quale, secondo gli ultimi rilevamenti, un italiano su due ha frequentato le tradizionali feste dei tanti campanili italiani. Su questo intendiamo aprire una vertenza a tutti i livelli perché cessi questo massacro attuato solo per basse speculazioni».
E a livello nazionale, l’Unpli ha chiesto la collaborazione di Unioncamere e di Confcommercio , oltre che dell’Anci (associazione dei comuni).
«È già stato stilato il calendario degli incontri e abbiamo scritto ai ministeri della Sanità e dell’Agricoltura – ci spiegano da Roma – Non è possibile che venga vanificato il lavoro di migliaia di volontari che reinvestono tutto sul territorio e valorizzano i prodotti tipici. Il fenomeno esiste anche in Lombardia e sul vostro territorio, che ha una vocazione turistica di alto livello. Non ci si può presentare ai visitatori internazionali del Lago di Como con una sagra paesana improvvisata e realizzata da non professionisti che non rispettano le regole di igiene e di sicurezza. Questo vuol dire vanificare il lavoro svolto seriamente dalle Pro Loco».
«Da tre anni – spiegano ancora dell’Upli – le Pro Loco seguono un decalogo disciplinare su come si deve organizzare una sagra, ma poi si deve subire la concorrenza di comitati improvvisati che prendono i soldi e scappano. Si deve seguire l’esempio piemontese, legato alla qualità. Nel Monferrato, ad esempio, si riescono a servire piatti tipici e complessi come lo stracotto d’asino a 8mila persone in un paio d’ore. Oppure la Sagra delle sagre di Asti che vede la partecipazione di 500mila persone. Pensate alle ricadute positive sul territorio», conclude.
Ma sul Lario la battaglia contro la salamella e per un turismo di qualità parte da lontano. E, secondo Giovanni Ciceri, presidente dei Pubblici esercizi di Confcommercio Como, si è già ottenuto qualche risultato positivo proprio negli ultimi mesi.
«L’opera di sensibilizzazione avviata dall’inizio dell’anno con i sindaci lariani ha dato dei risultati. Abbiamo scritto a tutti i primi cittadini spiegando la nostra posizione in merito – spiega l’avvocato Ciceri – L’Unione delle Pro Loco ha ragione però, Ci sono ancora troppe sagre che non c’entrano niente con il territorio. È giusto proseguire con l’opera di sensibilizzazione, serve la qualità anche nelle sagre, altrimenti si rischia di penalizzare chi opera da anni seriamente e seguendo le regole. Da sempre predichiamo che vi sia collaborazione tra le associazioni e le amministrazioni su questo tema».
Giorgio Cantoni, sindaco di Ossuccio, il paese della Sagra di San Giovanni e presidente dell’Unione della Tremezzina, non può che difendere il folklore e le salamelle.
«Questa è una polemica inutile – dice Cantoni – si dimentica la valenza turistica delle sagre anche su un territorio come il nostro. Chi partecipa a un evento conosce il lago o la Brianza e si innamora dei luoghi. Di sicuro tornerà ancora per mangiare nei ristoranti o per soggiornare negli alberghi».
«Il problema – aggiunge – semmai è opposto. La scorsa estate sono diminuite le sagre, alcune stanno scomparendo, tante Pro Loco non esistono più. I giovani non si impegnano nel volontariato, forse hanno altri pensieri e così sono rimasti pochi anziani».
Potrebbero esserci problemi quindi anche per l’organizzazione della Sagra dell’Isola? «Fortunatamente – conclude Cantoni – la Sagra di San Giovanni ha una tale tradizione che i volontari non mancano e non mancheranno».

Paolo Annoni

Nella foto:
Stop alle grigliate. Un gruppo di clienti attende il proprio turno. Secondo l’Unione delle Pro Loco ci sono troppe sagre

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