L’Università dell’Insubria analizza le Zes

Mercoledì il convegno con Maroni, Galmarini, Carbone e Pontiggia
(f.bar.) La concorrenza con la vicina Svizzera diventa sempre più insostenibile in materia di fisco. Le Zes (zone economiche speciali) vengono viste come uno strumento di sviluppo per le aree di confine. Una fascia di territorio dove agevolazioni fiscali e una burocrazia più snella possano mettere sullo stesso piano Italia e Svizzera, limitando la fuga all’estero. Di tutto ciò si parlerà mercoledì 5 novembre, a partire dalle 9.30, nell’Aula Magna in via Sant’Abbondio a Como. Il Dipartimento di Diritto Economia e Culture dell’Università degli Studi dell’Insubria di Como, in collaborazione con la Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Brianza, ha programmato la giornata di studio “Le Zone Economiche Speciali: uno strumento di sviluppo per i territori di confine?”. Punto di partenza quanto accaduto lo scorso luglio, quando il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato, e poi presentato al Senato, la proposta di legge per la creazione di Zes nelle aree territoriali della Lombardia che confinano con la Svizzera.
«La giornata sarà l’occasione per approfondire questa realtà, soffermandoci sui profili economici e sulle zone franche. Si esaminerà poi l’eventuale progetto di costituzione di una Zes», ha detto ieri mattina alla presentazione dell’evento Giuseppe Colangelo, prorettore vicario dell’Università dell’Insubria di Como. Alla giornata interverranno Roberto Maroni, presidente della Regione, Umberto Galmarini, Fabrizio Vismara e Paolo Bernardini dell’Università degli Studi dell’Insubria, Ernesto Carbone, direttore dell’Ufficio Centrale Regimi Doganali e Traffici di Confine e Giovanni Pontiggia, presidente Iccrea BancaImpresa.

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