«Uomini computer chiusi in sé stessi»

altMonsignor Coletti insiste sul dialogo ed esorta i genitori a educare i propri figli nel segno di fede e ragione

«Il progetto politico nazionale è scoraggiante. L’impressione è che prevalga la preoccupazione egoistica, pensare ciò che serve a noi oggi piuttosto che al bene di tutti. È lecito cercare il giusto ritorno, ma non pensare con un orizzonte troppo ristretto e limitato».
C’è spazio anche per una stoccata alla classe politica, nel tradizionale discorso che il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, ha rivolto ieri alla città in occasione della festa del patrono, Sant’Abbondio.
La

riflessione del presule, fatta durante i vespri solenni, è stata dedicata a fede e ragione e intitolata Le due ali dello Spirito umano.
«Soltanto una fede che ragiona è in grado di entrare in dialogo con la società – ha detto monsignor Coletti – Non bisogna arroccarsi su posizioni integraliste ma possedere il pensiero di Cristo. Oggi c’è sicuramente una crisi della fede, ma più ancora della ragione. La gente è sempre meno abituata a ragionare. Siamo sempre più un popolo di frenetici, informatissimi ma chiusi in noi stessi, troppo simili ai nostri computer».
Riferendosi anche a un intervento di papa Giovanni Paolo II, il vescovo di Como ha sottolineato come «fede e ragione siano le due ali con le quali un uomo si innalza alla contemplazione della verità. Senza queste ali resta solo il moncherino delle galline, che permette di fare pochi balzi nel pollaio ma non di spiccare il volo».
I genitori, ha scandito il vescovo di Como, «devono sempre dare delle ragioni ai figli, altrimenti li educano male. Ai nostri figli non dobbiamo insegnare abitudini religiose, ma una ragione forte. Ai nostri figli dobbiamo dire che la fede cristiana li invita a non smettere mai di fare domande e di cercare di capire».
Lo scorso anno, monsignor Diego Coletti aveva dedicato la sua riflessione all’importanza della gratuità.
«Non sono ingenuamente ottimista, ma sono fiducioso sul fatto che il concetto della gratuità si stia facendo strada – ha ribadito ieri il vescovo di Como parlando in una chiesa gremita e di fronte alle autorità civili e militari della città e della provincia – Ci si sta rendendo conto che è un cammino bello e utile». Certo, non mancano i segnali contrari, come la recente taglia sul killer di Saronno, poi arrestato nei giorni scorsi.
«Questo è un segno di quanto sia immatura e fredda la nostra società – ha detto il vescovo – La diffusione del valore della gratuità è un processo lungo, che si completa solo mettendo una goccia dopo l’altra, lentamente». Monsignor Coletti ha rivolto poi un invito accorato ai comaschi. «Una fede non ragionata, non critica e non aperta alla verità – ha ripetuto – sfocia nel fondamentalismo intollerante e violento. La cieca adesione alla volontà di un “Dio padrone” e dei suoi potenti rappresentanti in terra è fanatica e disumana. La ragione umana non aperta alla fede è irragionevole e una fede che non coinvolge e stimola la ragione umana tutto può essere tranne la fede cristiana».
Coletti ha poi concluso esortando a «parlare in famiglia e negli ambienti educativi della fede vissuta, pensata e tradotta in valutazioni ragionevoli e concrete sulla vita. I luoghi dove si elabora e si diffonde la cultura sono abitati troppo spesso da cristiani muti o incapaci di entrare nel dibattito pubblico o pronti a farlo solo brandendo la fede come una clava da picchiare in testa a chi non crede, invece di offrirla gratis a tutti sul piatto d’argento di una ragione persuasiva illuminata dal Vangelo. Negli ambiti della vita sociale e politica servono cristiani capaci di annunciare e testimoniare l’amore nella verità dal quale dipende il futuro possibile e migliore degli esseri umani».

Anna Campaniello

Nella foto:
Il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, legge il discorso alla Città in Basilica (foto Mv)

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