“L’uomo non può fare a meno della trascendenza”. E nell’omelia dell’Assunta il vescovo Cantoni ricorda la crisi ambientale

vescovo Oscar Cantoni

“Siamo richiamati a una dimensione preziosa della nostra umanità, la trascendenza, di cui ogni uomo non può fare a meno, anche se sembra che molti nostri contemporanei se ne siano dimenticati, attratti come sono ai beni esclusivamente terreni, a volte buoni e salutari, ma transeunti e spesso evanescenti”. Così il vescovo di Como, Oscar Cantoni, ha richiamato ieri i fedeli della diocesi lariana a una fede più matura e consapevole nel corso dell’omelia pronunciata  in Cattedrale, a Como, dove ha presieduto il solenne pontificale della Festa di Maria Assunta, alla quale è dedicato il Duomo, Chiesa madre della città e della diocesi di Como. “La festività di Maria, assunta in cielo, ci rimanda alla consolante certezza che come Ella ci ha preceduto nel cammino della fede, vivendo qui in terra  il vangelo vivo sotto lo sguardo di Gesù, suo figlio, così Ella continua ad accompagnarci anche oggi nel nostro itinerario di vita evangelica. Maria ci indica la meta, là dove Ella vive nella gioia e nella pace di Dio e ci aspetta, perché quella è la destinazione ultima del nostro pellegrinaggio terreno, l’ingresso nella nuova vita” ha detto il presule all’inizio del suo discorso in Cattedrale. E ha proseguito: “Nel paradiso di Dio ciascuno di noi è atteso. Lì anche noi saremo assunti nella gloria quando sarà appagata la nostra sete di amore e di felicità.  Maria è la prima creatura, figlia di Dio padre, a godere i frutti della redenzione, operata da Gesù, suo figlio. Risorto da morte, con la sua risurrezione ha iniettato nel mondo una nuova forza di vita, tanto che il bene tende sempre a sbocciare e a diffondersi”. “Gesù Cristo ha trionfato sul peccato e sulla morte – ha proseguito monsignor Cantoni – Nella gloria dei cieli ha condotto dapprima con sé sua Madre (primo frutto della sua redenzione), e quindi condurrà anche noi, suoi amici. Questa è la sorgente profonda della nostra speranza, perché raggiungiamo quella pienezza di vita a cui tutti aspiriamo.  L’uomo non può infatti accontentarsi e accettare di vivere sentendosi destinato alla morte, come la fine miserevole di tutto. La nostra vita, condannata alla insignificanza, diventerebbe insopportabile.  Noi tutti per natura, infatti, sperimentiamo un desiderio incontenibile di vita totalmente riuscita, che appaghi i nostri desideri più profondi”. E non è mancato nel corso dell’omelia un richiamo all’emergenza ambientale sul Lario: “Gli ostacoli che si frappongono nel cammino per una vita piena sono sotto gli occhi di tutti. Sono determinati da tante circostanze avverse, anche dalle forze naturali, come abbiamo potuto dolorosamente sperimentare in questi mesi scorsi in tanti luoghi, sulle rive del nostro lago.  La ricerca di pienezza viene contrastata soprattutto dalle varie opposizioni e dalle innumerevoli incomprensioni nei rapporti  tra di  noi , che generano distanza e tanta tristezza. Spesso poi siamo portati allo scoraggiamento davanti ai nostri fallimenti personali.  Noi stessi, attraverso i nostri peccati, ci rendiamo impermeabili alla grazia di Dio che invece vorrebbe indirizzarci verso un più oltre. Poi facciamo un cattivo uso della nostra libertà, così che non scegliamo di compiere il bene e lasciamo svanire quelle belle e numerose occasioni che Dio suscita in noi e attorno a noi, come ancora di salvezza. Dio pone, però, un limite al male che a volte sembra stravincere, che ci ostacola continuamente in ogni occasione e che si oppone a una vera vita, degna di figli di Dio e di fratelli e sorelle tra noi.  Ce lo assicura il brano dell’Apocalisse, che abbiamo appena ascoltato, quando, con un linguaggio poetico, viene descritta la lotta del drago, il nemico di Dio e degli uomini, che vorrebbe annientare e vincere le forze del bene. Dio però lo impedisce, mostrandosi il più forte, così da creare una protezione alla donna che sta per partorire e la trae in salvo, ossia l’umanità che sembra essere divorata da tante forze ostili.  Nei momenti in cui siamo esposti al pericolo di soccombere, Dio interviene con la forza del suo amore. Siamo nelle sue salde mani e nessun nemico può annientarci. “Ogni giorno nel mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata attraverso i drammi della storia”. Questa certezza di fede ci deve accompagnare nel nostro cammino, cosi da cantare, come Maria, il nostro Magnificat per tutte le volte che sperimentiamo aiuto, protezione e difesa. Dio non ci lascia mai mancare il suo sostegno per compiere la missione che Egli ci affida. Egli ci fortifica nella misura che lo vogliamo, se glielo chiediamo, se crediamo al suo amore fedele. Viviamo fin da ora la gioia e la pace di Dio: questa condizione sia per noi un anticipo di paradiso”.  

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