“L’uomo sbagliato” in aula: ma il processo sarà senza intercettazioni

Uno strano caso giudiziario
Ogni volta che in un’aula di giustizia compare il nome di Daniele Barillà, 50enne di Nova Milanese, le storie in questione non sono mai normali. L’uomo è stato il protagonista di uno dei più clamorosi casi di errore giudiziario della Penisola, per il quale fu condannato a 15 anni di carcere e risarcito, dopo averne scontati 7, con oltre 2 milioni di euro in quanto riconosciuto innocente. Nel 2007, due anni dopo che la sua storia fu raccontata anche in una fiction Rai dal titolo “L’uomo sbagliato”
, il nome di Barillà finì di nuovo sul registro degli indagati per una inchiesta sul traffico di droga condotta dalla Procura di Como. Un fascicolo nato come stralcio dell’indagine «Tartaruga», riguardante un giro di spaccio di cocaina in arrivo dalla Spagna. Una vicenda che però, anche in questo caso, rischia di non approdare a nulla. E non solo per la data in cui furono commessi i presunti reati (che risalgono ad un lasso di tempo compreso tra il 2000 e il 2001), ma anche per una questione sollevata ieri – all’apertura del processo – da due avvocati della difesa, Ivan Colciago e Francesca Binaghi: la loro istanza, accolta, ha infatti tolto dal processo tutte le intercettazioni su cui si basava il fascicolo in quanto non utilizzabili, perché le richieste avanzate in fase di indagine, volte a captare i dialoghi dei sospettati (fatte esternamente alla Procura), non furono adeguatamente motivate. Il giudice ha accolto la richiesta della difesa fissando uno snodo importante nella vicenda di Barillà e degli altri 17 imputati rimasti.

Mauro Peverelli

Nella foto:
L’udienza è andata in scena ieri mattina nel palazzo di giustizia di Como

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