«Valorizziamo tutta l’isola razionalista sul lungolago»

Il discendente del progettista
«L’intera “isola razionalista” sul lungolago del capoluogo lariano merita un intervento di tutela e una riflessione sul suo ruolo storico e artistico. Ma non occorrono cancellate».
Ne è convinto – sulla medesima lunghezza d’onda di Vittorio Gregotti – Attilio Terragni, architetto figlio d’arte e pronipote del grande razionalista lariano Giuseppe Terragni, che è stato promotore delle iniziative per il centenario della nascita di Terragni nel 2004 ed è da tempo il referente italiano
dello studio dell’archistar americana Daniel Libeskind. L’architetto che firma la rinascita di Ground Zero dopo l’assalto dell’11 settembre ed è anche autore di uno dei grattacieli dell’insediamento milanese “Citylife”.
«La cancellata sarebbe una pessima risposta a chi aggredisce il monumento con le bombolette spray, andrebbe contro la natura dell’opera che è pensata per essere aperta alla città – dice il progettista Attilio Terragni – Concetto del resto che testimoniano di aver ben recepito i molti turisti e comaschi che affollano le visite guidate al monumento stesso». «I writers sono l’espressione del senso civico attuale, così come l’opera di Terragni lo è stata a suo tempo. Ma ciò non vuol dire che per questo le architetture debbano pagare dazio all’epoca in cui vivono. Sarebbe assurdo mettere un cancello, quando sarebbe più opportuno educare gli incivili. Che al massimo si possono tenere alla larga con un deterrente elettronico, le telecamere. Tuttavia, guai a chiamarli artisti: i graffitari di oggi non sono certo tali, sono solo mascalzoni, e non hanno alcuna pretesa di “street art”. Ma, lo ripeto, il Monumento ai Caduti di Como, così come quello ai Caduti di Erba, fu pensato dal mio avo Giuseppe Terragni come opera da “attraversare” e da vivere, un monumento in forte relazione con il paesaggio urbano. Come ha sottolineato sul vostro giornale Alberto Artioli, soprintendente ai beni architettonici della Lombardia, e concordo con lui, non è affatto rispettoso usarlo come solarium. Ma l’importante è che sia frequentato come luogo della memoria, vissuto appunto. Altra cosa però è difenderlo a suon di cancellate. Piuttosto, si spendano danari pubblici per un’opera necessaria e funzionale al turismo culturale, e cioè riparare l’ascensore che è all’interno dell’opera comasca, così da regalare un’emozione in più ai visitatori».
Attilio Terragni è curatore di una mostra sul progettista attualmente in corso al museo d’arte contemporanea di Foligno, dove sono in mostra i progetti per le lanterne che Terragni pensò in origine per la sommità del Monumento ai Caduti di Como, come “prima prova” dell’uso del vetro poi diventato protagonista nel progetto mai realizzato per il monumento a Dante. Nell’ambito del centenario, si era pensato di collocarne alcune copie. Non se ne è fatto nulla.

Lorenzo Morandotti

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