«VANDALISMI SOSPETTI. COMASCHI SIATE VIGILI»

Mafia: parla la sorella del giudice Falcone
«È un gesto da non sottovalutare e mi auguro che su questo tema vi sia attenzione, che l’intera società comasca sia vigile». Maria Falcone, la sorella di Giovanni, il magistrato ucciso il 23 maggio del 1992, non nasconde la preoccupazione dopo lo sfregio della targa che ai giardini a lago di Como commemora le vittime della strage di Capaci. Una targa inaugurata il 5 marzo scorso alla presenza della stessa Maria Falcone.
Nel giugno del 2010 i vandali si erano già accaniti sull’albero della

memoria piantato dagli studenti dell’istituto “Caio Plinio” nella sede di via Rezia.
«È indubbiamente un’anomalia – afferma Maria Falcone – Vada per la prima volta, ma un secondo atto vandalico, tra l’altro proprio il 23 maggio, mi fa pensare che vi sia qualcosa di strano. Ci sono troppe coincidenze e non si può escludere un collegamento tra i due casi. Non conosco nel dettaglio la situazione e non voglio trarre conclusioni affrettate. Spetta alle forze dell’ordine valutare le circostanze, ma senza dubbio inizio a pensare che ci sia qualcuno a cui danno fastidio queste iniziative».
La sorella del magistrato ucciso sembra però escludere un’intimidazione di stampo mafioso. «A caldo non mi sembra un atto che possa essere attribuito alla mafia perché la mafia non vuole far parlare di sé. Potrebbe anche trattarsi del gesto di uno squilibrato o di un vandalismo, ma è importante non sottovalutare la situazione, soprattutto alla luce delle coincidenze che ho citato e dei due raid a distanza ravvicinata».
Maria Falcone invita comunque a non fermarsi davanti a simili atti. Anzi, a proseguire con ancora maggiore vigore nella diffusione della cultura della legalità. «Possono provare a cancellare e offendere il nome di Giovanni ma non ci riusciranno mai – sottolinea la sorella del magistrato ucciso nel 1992 assieme alla moglie e a tre agenti della scorta – Il nome di mio fratello è inciso nel cuore degli italiani e non si potrà cancellare».
La reazione deve coinvolgere la società civile e tutti i comaschi perché deve esserci una reazione forte.
«Como reagisca con forza – conclude Maria Falcone – manifestando tutta la solidarietà ai magistrati che, come mio fratello, lavorano per il bene comune e per la sicurezza del Paese. Insieme faremo 1, 10, 1.000 manifestazioni e collocheremo ancora altre targhe. Nessuno riuscirà a impedire il ricordo di Giovanni e le azioni concrete contro la criminalità promosse in sua memoria».

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