Sergio Rovelli: «Quindici anni di battaglie per la statale Regina»

Sergio Rovelli ha portato gli utenti in strada a manifestare: «Siamo una lobby virtuosa»
Quindici anni fa la prima uscita: una marcia di protesta da Cadenabbia a Menaggio. Da allora ad oggi, tante battaglie e indubbi successi. Al centro sempre la strada che costeggia il lago, la sua inadeguatezza, le sue strozzature, gli intoppi che ogni santo giorno inchiodano tutti in coda.
Lui, Sergio Rovelli, ne sa qualcosa. Abita a Domaso e di professione è diabetologo nell’unità di Medicina riabilitativa all’ospedale di Gravedona. Ogni spostamento è un supplizio. Nel 1996 ha fondato il

“Comitato Pro Statale Regina”, di cui è tuttora presidente.
Chiacchieriamo nel suo studio dopo un viaggio da Como fortunatamente agevole, durato soltanto 55 minuti, suppergiù uno a chilometro, dal momento che la strada ne misura complessivamente 61, dal capoluogo fino a Sorico.
Questo Masaniello in camice bianco assomiglia vagamente al grande scrittore Giovannino Guareschi. Rispettoso, ma determinato, mentre parla gesticola, si accalora. Fermarlo un istante per porre qualche domanda è quasi un’impresa.
L’esordio è una generale filippica contro la pigrizia mentale e gli atteggiamenti rinunciatari: «Non c’è spina dorsale, non c’è midollo osseo», dice al riguardo.
Dottor Rovelli, partiamo dall’inizio. Cosa l’ha spinta a farsi paladino di questa lunga battaglia?
«Per me, che venivo da Legnano, era incredibile constatare quanto fosse abbandonato questo territorio inserito in un paesaggio meraviglioso. Vedevo tanti piccoli Comuni divisi tra loro, l’un contro l’altro armati. Non esisteva una forza politica capace di spingere per una soluzione dei tanti problemi di percorribilità della Regina. Ho pensato che fosse il momento di ricondurre a unità almeno il lago…».
In che modo?
«Iniziammo una battaglia culturale in questa terra operosa, ma segnata da un individualismo spinto… Facemmo un gran battage di spettacoli vari, per sensibilizzare e raccogliere fondi: da quelli in dialetto, ai burattini… Così, strada facendo, arrivammo a raccogliere 13mila firme di protesta».
Non vi siete mai abbattuti davanti al lento maturare delle soluzioni?
«Siamo sempre andati avanti per fede davanti a ciò che avrebbe potuto abbatterci. Abbiamo cercato collaborazione con le istituzioni e non contrapposizione. È stata un’esperienza anche avvincente. Capivo che noi del Comitato avremmo potuto fare la “parte civile”, ma serviva anche quella istituzionale. Ricordo la soddisfazione riuscimmo a illuminare la zona pericolosa del Trivio di Fuentes…».
Poi vennero anche altri risultati.
«Nel Duemila nacque anche un Comitato istituzionale, diverso dal nostro, che associava sindaci, Provincia, Anas. Fino ad allora, nessuno aveva unito le forze. Ci aiutarono Etv, i giornali. Siamo arrivati al traguardo della galleria Cremia-Dongo, a quelle di Menaggio, al secondo lotto di Cressogno… Tutte cose giuste e di pubblico interesse, per le quali – e per le altre che verranno – occorre una lobby virtuosa, che segua passo dopo passo il procedere delle opere».
È difficile per voi del “Comitato Pro Statale Regina” essere riconosciuti dalle istituzioni?
«Chi è intelligente collabora; chi non lo è sottovaluta o strumentalizza. Fino al giorno dell’inaugurazione delle galleria di Menaggio eravamo “riconosciuti”. Da lì in poi un po’ meno, forse perché ci valutano in base alle manifestazioni che promuoviamo. Ma noi non vogliamo sempre urlare…».
Quale bilancio tira, complessivamente, di questi quindici anni di attività?
«Positivo, con luci e ombre. Al di là delle opere visibili, sono sorti rapporti con persone e istituzioni. Questa è sempre una cosa buona. Le ombre sono legate all’amarezza di essere percepiti soltanto se strilliamo. Altrimenti, c’è chi si chiede: “Ma ci sono ancora?”. Siamo arrivati al punto che se non manifesti, non esisti…».
Molto è stato fatto, ma tanto altro resta ancora da fare. Qual è la priorità?
«Direi due opere. Che la variante di Valsolda sia finalmente percorribile entro marzo 2012 e che si trovino i finanziamenti per quella della Tremezzina. Questo eliminerebbe le code da Menaggio ad Argegno. In tal senso, lancio un’idea. Perché non pensare a un’iniziativa relativa al territorio del lago in vista dell’Expo 2015? Così facendo, si attirerebbe l’attenzione su di noi e sulla necessità di sciogliere il nodo viabilistico. Penso a un progetto di valorizzazione turistica e dei prodotti tipici della zona…».
A proposito di turismo, qual è la sua ricetta per i pullman e anche per i Tir?
«Se avessimo la certezza che fra tre anni ci sarà la galleria della Tremezzina che salta la Regina da Griante fin dopo Colonno, direi sì al senso unico alternato. Ma non è realistico, e allora dico che occorrono più polizia sul territorio con più sanzioni e qualche ulteriore semaforo intelligente. Non si può, invece, pensare a divieti che stressino un’economia che va agevolata».
Frane e smottamenti sono un’altra croce della Regina.
«Servono sforzi ordinari e costanti per interventi di prevenzione sistematica».
Se potesse rivolgere un appello ai comaschi, cosa direbbe loro?
Che prevale ancora troppo individualismo. Ognuno pensa di dire, da solo, tutta la verità. È invece di vitale importanza trovare punti comuni d’incontro».

Marco Guggiari

Nella foto:
Code in prossimità dell’abitato di Colonno

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