«Via le password di accesso ai computer». Per la Procura fu un «depistaggio»

altL’inchiesta che ha sconvolto la Stradale
E il comandante Compostella: «Non vedo il motivo di tirare in piedi questo bordello»
Un vero e proprio «depistaggio». Un estremo tentativo di rendere difficoltose le indagini o, quanto meno, di ostacolarle, cambiando le password di accesso al computer che gestiva le multe. È quello che emerge nelle pieghe della vicenda che ha sconvolto i vertici della Polizia stradale di Como.
Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta per il vice comandante del corpo, Gian Piero Pisani, e per altri quattro uomini ai “domiciliari”, tra cui il comandante Patrizio Compostella, è presente un riferimento esplicito al tentativo di Pisani, evidentemente allarmato da sospetti su attività che lo riguardassero, di rendere difficile l’operato del gruppo della polizia giudiziaria della Stradale che stava indagando su quanto avveniva al comando di via Italia Libera.

Un episodio che dimostra come, almeno negli ultimi periodi dell’inchiesta iniziata un anno fa, qualche sospetto sul tema dell’inchiesta segreta della Procura di Como fosse in realtà venuto ai vertici della Polstrada. La questione è quella delle multe sulla Bergamo-Milano mai notificate e fatte sostanzialmente “sparire”, con l’escamotage di una parte di contravvenzioni segnate come pendenti per dei ricorsi (in realtà mai effettuati) e un’altra dove i ricorsi erano già stati accolti. Il tutto, sostiene la Procura, con il vantaggio, in caso di una eventuale ispezione, di dimostrare l’efficienza dell’ufficio. Tutti queste “sparizioni” (1.463 multe) erano contenute in una banca dati chiamata PS2000, in dotazione a tutte le sezioni di Polizia stradale del territorio e formata da un software che consente di gestire e seguire l’intero ciclo dei verbali. E dunque, in questo enorme bacino, sarebbe stato possibile ricostruire nel dettaglio le multe archiviate, simulando una attività in realtà mai svolta. Ed erano proprio questi controlli incrociati che la polizia giudiziaria stava facendo quando Pisani (il 5 dicembre 2013), probabilmente intuendo in parte il contenuto delle indagini, decise di disattivare le password di accesso al sistema in uso a chi stava investigando. Un «depistaggio», come viene definito dal giudice, che ha avuto i suoi frutti in quanto gli ispettori non hanno potuto completare il controllo delle ultime liste “sospette” trasmesse dalla Procura di Bergamo. 

 

Ma Pisani, in seguito a quanto sembra emergere in queste ore, non era l’unico preoccupato per le indagini condotte in gran segreto dalla Procura di Como e dal nucleo di polizia giudiziaria della Stradale. Perché anche il comandante Compostella – dopo il sequestro disposto dal pm Massimo Astori del fascicolo dell’incidente stradale avvenuto a Brunate e che portò a una ricostruzione tale da favorire il figlio di un agente che invece aveva torto – iniziò a preoccuparsi di quanto avveniva all’interno del palazzo di giustizia lariano. E un significativo colloquio tra l’ispettore che indagava e il suo superiore, sarebbe avvenuto proprio nei corridoi della Procura. Qui il comandante, dopo aver «tentato di assumere informazioni» in merito alle indagini, si lasciò sfuggire: «Ma se abbiamo fatto tutto per bene e abbiamo omesso di scrivere che i ragazzi hanno detto che suo figlio (del collega, ndr) scendeva completamente contromano, non vedo il motivo di tirare in piedi tutto questo bordello».
La storia dell’incidente è purtroppo nota e assai antipatica. Il figlio dell’agente, in bicicletta, causò un sinistro il 9 novembre 2012. Nessun dubbio sulle colpe, anche perché un automobilista aveva visto tutto. La versione finale della Stradale fu però all’opposto, il tutto – sospetta la Procura – per tutelare la collega. All’automobilista fu addirittura chiesto un risarcimento danni da 15mila euro, e si trovò anche a dover far fronte a una denuncia per le lesioni. Infine fu segnalato alla motorizzazione come «inidoneo alla guida», il tutto per supportare la falsa ricostruzione dell’incidente. «Un vero e proprio atto di sopraffazione – scrive il giudice nell’ordinanza – che ha costretto il cittadino a ingiuste traversie prima di vedersi restituire il suo pieno diritto alla guida». Ecco forse, per usare le parole di Compostella, «il motivo di tirare in ballo tutto questo bordello».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Un’auto della Polizia stradale di Como. L’inchiesta ha decapitato la sezione della polizia di Stato comasca. Arrestati comandante e vicecomandante

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