Cronaca

Ma adesso dalle utopie si passi ai dati di fatto

Il commento

Due politiche culturali che si confrontano? Lasciamo decidere al tempo e ai contribuenti. Forse la carta del turismo d’arte non risolleverà le sorti dell’economia locale in modo sistematico, né è voce prioritaria fra le numerose emergenze in agenda in città per l’attuale giunta. Ma potrebbe essere considerata un’efficace cartina al tornasole per testare la qualità della vita dei comaschi.
Si rimanga comunque all’evidenza dei fatti: qui e ora, dopo tanto parlare di Villa Olmo come

«centro espositivo internazionale», servono fatti. Pochi ma concreti. C’è una mostra da lanciare quanto prima, in un’agorà alquanto concorrenziale come il mercato, anche se il termine può far storcere il naso a qualche schizzinoso. Sulla carta è un progetto ambizioso, autorevole e legato al territorio (oltre al futurista Antonio Sant’Elia ci sono Le Corbusier e Fritz Lang). Ma chiediamocelo, è affidabile quanto basta per spiccare il volo da solo? Senza una sola fotografia che lo identifichi nel turbinio d’immagini che giungono allo sguardo del visitatore medio? Non avrebbe bisogno di una mano per essere conosciuto, specie presso il grande pubblico cui, paradossalmente, si rivolge in modo preciso perché parla di utopie urbane ed è quindi argomento di temi che riguardano tutti? All’élite degli addetti ai lavori, però, la mostra rischia di parlare in modo esclusivo, se non si metteranno in campo strategie di promozione massicce. È forse banale pensarlo ma, se non sono pronte, si lancino almeno strategie minimali e parziali, frutto magari di compromessi. E invece finora non c’è manifesto o striscione che dica quanto è atteso a Villa Olmo tra due settimane. La Città Nuova. Oltre Sant’Elia. Cento anni di visioni urbane, che tanto potrebbe dire di sé e di Como visto che tra l’altro è articolata in più sedi (oltre a Villa Olmo ci sono la Pinacoteca e l’Unione Industriali), è per ora rappresentabile graficamente sul piano mediatico con un encefalogramma piatto. E ce ne rincresce come comaschi. Che non parteggiano né per Sergio Gaddi, né per Mario Lucini, dato che non sono sui loro “libri paga”. Ma stanno alla finestra e non vedono passare ancora nessuno. A noi modesti contribuenti viene solo lo scrupolo di sognare che i 50mila visitatori previsti per la mostra siano reali e non virtuali.
Speriamo che non sia l’ennesima «utopia urbana», perché Como ne ha già subìte fin troppe.

Lorenzo Morandotti

10 marzo 2013

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