MA GLI ARRABBIATI SONO IN AUMENTO

di GIORGIO CIVATI

Segnalazioni e denunce
Che l’Italia sia un Paese di evasori è risaputo. Lo dicono le statistiche, ma lo conferma anche l’esperienza quotidiana: gli scontrini sono “merce” più rara delle zucchine in questi giorni di gelo; le fatture, scarse, specie se la controparte è un privato e quindi non può scaricare alcuna spesa.
Senza parlare, poi, delle vere e proprie opere di “ingegneria finanziaria”, holding nei paradisi fiscali e quant’altro. E Como, mediamente non fa eccezione.
Quello che invece appare singolare
, nei dati relativi al 2011 nella nostra provincia, presentati ieri dalla guardia di finanza, è che risulta sempre più diffusa la segnalazione, e quindi la denuncia, di evasioni e del mancato rispetto delle norme fiscali.
Segnalazioni e denunce che proprio sul Lario lo scorso anno sono più o meno raddoppiate.
Una prima riflessione su questo aspetto del rapporto tra fisco e cittadini potrebbe portare a ritenere in crescita una specie di “coscienza” civica.
Probabilmente, in realtà, l’aumento delle segnalazioni di irregolarità è strettamente legato all’aumento delle tasse per tutti noi. Io pago – è il ragionamento, semplificato al massimo, che molti fanno – e perciò voglio che anche gli altri lo facciano, negozianti, imprese e artigiani. E cioè tutti coloro che, in qualche misura, hanno la possibilità di “maneggiare” i conti riguardo al fisco.
L’Italia e il Lario si dividono infatti in due grandi categorie: quanti subiscono la tassazione in busta paga, e quindi non hanno alcun margine di manovra e neppure di evasione; quelli che, invece, in quanto titolari di imprese, liberi professionisti, artigiani o commercianti, col fisco hanno un rapporto più elastico. Non sempre migliore, ma comunque soggetto a conti, a spese da scaricare o meno, ad entrate da conteggiare oppure da non conteggiare.
Quale che sia la motivazione – senso civico o una sorta di arrabbiatura – il maggior numero di denunce alla guardia di finanza comunque il suo obiettivo lo raggiunge. Evadere è stato un po’ più difficile nel 2011 a Como e dintorni: merito di quanti hanno preteso scontrini o ricevute fiscali o ne hanno segnalato la mancanza. E così dovrebbe essere ancora, quest’anno e in futuro.
Resta, in tutta la sua amarezza, la sensazione che quello tra Stato e italiani, tra fisco e comaschi, sia però un rapporto tutto distorto. Che manchi in molti di noi la consapevolezza del fatto che un euro di tasse si trasforma in servizi: strade, sicurezza, istruzione, sanità. E che, al contrario, ogni euro sottratto al fisco peggiora la qualità della nostra società.
Manca poi, ancora, in noi comaschi così come in tutto il Paese, anche la consapevolezza che in un momento drammatico come quello attuale tutti devono fare la propria parte, anche sul fronte tasse.
Se, insomma, i dati mostrano segnali incoraggianti, se qualche soldo in più arriva alle casse statali grazie al comasco che “vigila” di più, sul fronte del rapporto tra fisco e cittadini c’è ancora molto da fare.
Sicuramente anche rendendo meno esosa e più equa la tassazione, ma questo è tutto un altro discorso.

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