MA IL CIELO AZZURRO NON PUO' DARE DOLORE

di MARCO GUGGIARI

Il lutto e la speranza
Un cielo azzurro come quello di ieri non può infliggere un dolore così grande. L’addio a Maria Soraya Annibale, la giovanissima mamma che se n’è andata mentre dava alla luce la sua bambina, è stato straziante.
Maria non era già più cosciente quando la brava e coraggiosa dottoressa del 118 ha tentato con successo in ambulanza un parto cesareo d’emergenza. Maria ha viaggiato per qualche minuto con accanto la sua piccola, tanto desiderata e sognata. Non l’ha vista, non l’ha contemplata
con gli occhi e con la ragione. Forse l’ha percepita con l’istinto materno, quello stesso che ha indotto questa giovanissima donna, 21 anni appena, a scendere dall’auto subito dopo l’incidente, preoccupata non per sè, ma per la creatura che portava in grembo.
Ieri, dopo la messa nella parrocchia di Maccio, i parenti di Maria sono partiti per la Sicilia assieme a lei. Veniva da quella terra e là, a Caltanissetta, ritorna. Qui, nel Comasco, aveva trovato l’amore e il progetto di una vita, arricchito dall’imminente nascita di una bambina, che doveva diventare gioia e luce, pur nelle angustie di un’esistenza non certo facile.
Una sera d’estate, di quelle che invitano a pensare al futuro, ha invece incontrato la morte e per tutti è stata subito notte. Da quel buio, adesso, può venire nuova speranza, se Marisol, la piccola ignara dell’accaduto, sopravviverà e se potrà farlo nel migliore dei modi.
Ci aggrappiamo tutti a questa attesa, noi giornalisti ormai abituati a tutto, eppure improvvisamente meno cinici e più impazienti di avere buone notizie dai bollettini medici, e quanti ci leggono e guardano la tv, che si sentono un po’ madri e padri e vicini di casa di Marisol, di Maria, di Rosario, l’altrettanto giovane promesso sposo, distrutto nell’autenticità dei suoi sentimenti.
Ieri, all’ora di pranzo, i genitori di Maria, Rosario e i suoi, sono partiti per Genova, da dove si sono imbarcati per la Sicilia. Hanno intrapreso un mesto viaggio, uniti come solo la gente del Sud sa fare. Con la loro Maria chiusa in una bara. Piegati dal fardello della sofferenza, sopportato con la semplice e rassegnata dignità che ha stupito tutti. Possiamo solo immaginare il loro viaggio, fatto di poche parole, un viaggio che assomiglia a quelli di chi, tanti anni fa, saliva a bordo di un bastimento per cercare una strada nella vita.
Adesso solo Marisol, con l’aiuto dei medici e di Dio, può dare loro consolazione e un po’ di pace. La sua mamma non c’è più, ma forse, in qualche modo, la vede e l’aiuta. Perché un cielo così azzurro non può dispensare soltanto dolore.

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