Ma il grande tenore ammonisce: «Preserviamo la nostra cattedrale»

altMarco Berti
(p.an.) Non siamo ai livelli dell’evangelico “fuori i mercanti dal tempio”, ma l’idea di “contaminare” lo storico Teatro Sociale con diverse forme d’arte e le immagini di tutti quei giovani in platea con bicchieri da cocktail e pizzette in mano non è piaciuta al grande tenore comasco Marco Berti.
«Ci sono due scuole di pensiero sull’utilizzo di uno spazio come quello del Sociale, realizzato nel 1813 – spiega il maestro di fama mondiale – Il primo è per un uso prettamente classico, l’altro è per aprirlo un po’ a tutti, anche per fare quadrare i conti.

Io naturalmente sono per la prima forma – dice Berti – e ammetto di essere infastidito anche quando il Sociale ospita saggi di danza dei bambini».

«Sicuramente in passato si era toccato il limite – aggiunge – con la trasformazione del teatro in un cinema. Ora la gestione ha ritrovato un buon equilibrio, però il rischio di svilire un simile tempio dell’arte è sempre in agguato». Il privato deve però anche fare quadrare i conti.
«Questo è sempre il limite di chi si occupa di cultura – commenta il tenore che ieri era in viaggio per Napoli – Affittare il Sociale può essere redditizio. Ma io dico sempre che a Como abbiamo due cattedrali vicine, una dell’arte e una della religione. Al vescovo non verrebbe mai in mente di affittare il Duomo per farci un happy hour o una discoteca. A questa stregua allora ci sono altre attività più redditizie. Perché non farci un centro commerciale o un bel parcheggio multipiano invece di conservare il Sociale com’era duecento anni fa? No, ripeto, a vedere certe immagini mi piange il cuore, anche perché quando mi capita di chiedere il teatro per le mie masterclass mi si dice sempre che non è possibile utilizzare il palco e veniamo relegati in una saletta lontana».
«Se si vuole fare cultura – conclude – non si possono guardare solo i bilanci. Se oggi non ci sono più i mecenati e i principi si chieda l’aiuto al Comune di Como e alle amministrazioni limitrofe, perché il Sociale ha un valore sovracomunale», conclude Berti.

Nella foto:
Marco Berti

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