MA LA STRADA NON SI CANCELLA

di DARIO CAMPIONE

Il dovere di trovare soluzioni
Filosofia della strada. Si può commentare il disastroso scenario ventilato – «Se nevica, non abbiamo i soldi per spalare» – parlando di filosofia?
Azzardato, ma ammissibile. Anche per non restare impantanati in una discussione già ripetuta mille volte. E allora, partiamo da quanto scritto alcuni anni fa da Pierre Sansot, antropologo del “quotidiano” e osservatore piuttosto arguto dei fatti minimi.
«Noi leggiamo il mondo attraverso i suoi percorsi – diceva Sansot – Senza quelle nervature

, che devono essere nette senza essere troppo marcate, esisterebbe quello che noi chiamiamo paesaggio?».
Senza la strada il disegno della città (e non soltanto della città) si scolora. Diventa incomprensibile. Labirintico. Spaesante.
«La strada – aggiungeva Sansot – è patrimonio comune». Traccia. Sulla quale muoversi senza alcun timore. L’idea che la strada possa essere “cancellata” dalla neve, senza che alcuno intervenga, alimenta quindi la paura.
Diventa così comprensibile la reazione preoccupata dei cittadini alle parole dell’assessore Stefano Molinari, costretto suo malgrado a fare i conti con un bilancio che non gli permette di accendere i motori degli spazzaneve.
Ci sono, ovviamente, corollari più pratici e di cui non si può non tenere conto. La paralisi del traffico svuota le fabbriche e gli uffici, le aule scolastiche e quelle di giustizia. È un danno economico molto più esteso (in termini quantitativi) dei soldi necessari a togliere la neve da una lingua d’asfalto.
Per questo, bloccare tutto è impossibile. E inaccettabile. La rassegnazione dell’amministratore pubblico, oltre a testimoniare la sua solitudine – «mi massacreranno», ha detto Molinari – evidenzia un sentimento di sconfitta che non può essere condiviso. Chi governa, anche di fronte a numeri sconfortanti, ha il dovere di trovare soluzioni. E di essere giudicato per i tentativi fatti. Nel bene e nel male.
Arrendersi prima di aver combattuto costituisce un alibi. Se non è giusto sparare sempre e comunque sul manovratore, è altrettanto giusto immaginare (e augurarsi) che lo stesso manovratore non slitti al primo fiocco di neve.

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