Ma lo Stato Restituisca Servizi

Dopo l’ennesimo prelievo
Pagheremo caro, pagheremo tutto. Come al solito, e con le solite perplessità. Con le consuete aspettative disattese e la sensazione, nemmeno tanto velata, di dare sempre più di quanto invece non si riceva.
È la solita storia di un territorio – il nostro – con mille difetti ma anche con qualche vanto. E pagare le tasse, sinceramente, non sappiamo bene in quale delle due categorie iscriverlo.
È un vanto, o almeno così lo intendiamo noi. Che siamo contro chi si crede “furbo” perché evade le imposte; che utilizza servizi e strade e ospedali, ma paga meno di quanto dovrebbe. È dunque una soddisfazione vedere la provincia di Como nella parte alta della classifica delle aree che pagheranno la super-Irpef, quel contributo definito di solidarietà che il governo ha fissato nel 3% dei redditi sopra i 300mila euro.
Secondo i calcoli del quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”, i contribuenti lariani chiamati a pagare sono lo 0,11% del totale: settimo posto in Italia, insieme a Parma e Genova. Davanti solo Milano e Roma, ed è abbastanza ovvio, poi Bologna, Monza e Brianza, Lecco.
Con i suoi 484 contribuenti con redditi superiori ai 300mila euro annui, Como si conferma insomma terra benestante. Dietro, in questa classifica, vengono province come Venezia e Prato, Rimini e Napoli. Altra statistica, altra posizione di rilievo: Como figura infatti ben messa, quattordicesima, nella classifica dei contribuenti con oltre 700mila euro annui di reddito.
A parte un pizzico di curiosità, gioiamo per loro. Lavorano, quindi guadagnano. E se guadagnano così tanto, evidentemente lavoreranno in maniera ottima.
Quel che però non ci torna è un altro aspetto del rapporto col fisco. Tolti questi 81 comaschi super ricchi, accantonati quei 464 da oltre 300mila euro di reddito, restano gli altri 595mila. Che, a diversi livelli, le tasse le pagano. Tra i difetti dei lariani, infatti, sicuramente non spicca quello di evadere le tasse. Qualcuno, forse più di quanti pensiamo, ci riuscirà pure. Però, mediamente, la nostra è una terra che paga.
Non abbiamo, tra i nostri concittadini, maxi-evasori e nemmeno super esperti di società off shore, finanziarie all’estero, paradisi fiscali e via dicendo. Qualcuno sì, lo sappiamo, e non vogliamo negarlo. Non tutti però, anzi pochi.
Gli altri, tutti noi, col fisco abbiamo un rapporto “normale”. Subiamo, costretti dalla legge, e paghiamo. In cambio vorremmo però di più. Non oboli, elemosine. Neppure regalie grazie a conoscenze e intrallazzi, agganci giusti e ammanicamenti vari. Semplicemente il giusto in termini di infrastrutture, servizi, opere e quant’altro.
Un esempio a caso? L’ospedale ce lo siamo pagati in gran parte noi, svendendo e cedendo lasciti e patrimoni che negli anni il Sant’Anna ha accumulato grazie alla generosità dei comaschi.
Altrove non è successo. Perciò paghiamo anche questa volta, ricchi e meno ricchi, ma non possiamo evitare la sensazione di un rapporto squilibrato. E a perderci siamo sempre noi.

Giorgio Civati

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