Cronaca

Ma non diventi una zona d’ombra

Il passaggio notturno
Visto che a pensar male si fa peccato ma, spesso, ci si indovina, anche una vicenda positiva come l’apertura di un nuovo autosilo in pieno centro città, privato e quindi a costo zero per le casse pubbliche ma dagli indubbi vantaggi per il traffico e quindi per tutti noi, ci induce a pensar male.
Pensieri “preventivi”, è vero. Forse inutili e addirittura sbagliati, e ne saremmo pure contenti. Però, visto che siamo in una zona dove prima si costruiscono gli ospedali e dopo, solo dopo, si

mette mano alle strade per arrivarci, forse non siamo poi così privi di motivazioni nel temere che il futuro anche immediato dell’autosilo non sia tutto e soltanto rose e fiori.
Inaugurata ieri, la struttura multipiano dell’ospedale Valduce, tra viale Lecco e via Dante, sorge infatti su resti romanici salvaguardati e recuperati. Restituiti alla città, che prima li ammirava – si fa per dire – tra erbacce incolte e senza alcun riguardo. Da ieri, invece, quei resti della Como che fu sono parte integrante dell’autosilo, con tanto di passaggio pedonale che li valorizza e li mostra agli utenti o agli appassionati. Un passaggio aperto giorno e notte. Ed è su questo che noi pensiamo male.
Diffidenti? Cinici? Forse sì, ma visto come vanno le cose a Como e dintorni, ci vuole poco a trasformare un recupero appassionato in un boomerang. Basta niente per fare di quel monumento alla memoria della Como di epoca romana un ricettacolo di sporcizia, pericolosità, magari anche di qualche rischio per l’incolumità di quanti transiteranno. E se lo diciamo ora, che tutto ancora riluce di nuovo, è proprio per evitare problemi domani o dopodomani.
In una città che ha fatto dell’immobilismo quasi una regola, che apre i cantieri ma non si sa quando li chiuderà e con che risultati, quell’autosilo è un vanto.
Posti auto per il nosocomio ma anche per il Comune e, per i privati, in un secondo tempo. Spazi di sosta importanti per le auto, posteggi vitali addirittura per una città che a causa del traffico rischia ogni giorno il soffocamento.
Ben venga quindi l’autosilo nuovo, così come la soluzione del recupero delle terme romane, attorno e sopra cui è sorto il parcheggio.
Altre vicende insegnano però che sono spesso le piccole cose a fare la differenza. Il già citato Sant’Anna e la strada chiusa soltanto ora, per manutenzione, da e verso San Fermo dovrebbero insegnare qualcosa; di monito dovrebbe essere pure la vicenda delle paratie, “incastrate” su un muro che limitava esageratamente la vista del lago e ora in parte “arenate” sulla mancanza di soldi, ma questo è un altro discorso.
Attenzione, quindi, a che le terme restino tali, e non diventino un gabinetto pubblico non ufficiale in pieno centro, una zona d’ombra appena dietro il Duomo, un possibile ricettacolo di caos a due passi dal municipio.
Facciamo appello a proprietà e Comune perché qualcuno vigili. Da stanotte, se possibile.

Giorgio Civati

15 gennaio 2011

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