Ma Riva difende ancora l’ex prete e attacca i media

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L’articolo sconcertante

(a.cam.) «Don Marco non è un pedofilo, non è malato, non è socialmente pericoloso. È un peccatore che ha commesso dei crimini per i quali è stato giudicato, in sede tanto canonica che civile. È davvero deprecabile che una certa immagine “mostruosa” dell’imputato abbia finito per diventare di pubblica opinione ben al di là della sua reale consistenza. Questo non è giusto».
Il Papa in persona ha pronunciato una parola definitiva su – non più don – Marco Mangiacasale. Anticipando

anche i tempi della giustizia ordinaria. Nonostante la decisione del Vaticano, però, monsignor Angelo Riva, direttore dell’ufficio comunicazione e del “Settimanale della Diocesi”, si è sentito di pubblicare un ulteriore intervento, una lettera che, per certi versi almeno, è una sorta di “difesa” dell’ex sacerdote.
Monsignor Riva difende innanzitutto la decisione della Diocesi di Como di non dare alcuna comunicazione sulle procedure canoniche. «Il procedimento canonico che ha coinvolto don Marco Mangiacasale – scrive – si è svolto, come da prassi consolidata, secondo quella regola di riservatezza stabilita a tutela di tutte le parti implicate nell’iter processuale. Si tratta di un atteggiamento di prudenza, il cui obiettivo è evitare danni maggiori, ferite e lacerazioni, inflitte dall’eccesso di esposizione mediatica a persone e comunità già di per sé attraversate da una non piccola sofferenza».
Per evitare quella che monsignor Riva indica come «interpretazione parziale o distorta», lo stesso sacerdote ritiene di dover fare chiarezza.
«Riteniamo doveroso che ognuno venga giudicato fino in fondo per quello che ha fatto – continua il direttore del “Settimanale” – ma anche che questo (e non altro) debba costituire l’oggetto del pubblico convincimento, al di là di prime, sommarie comunicazioni rivelatesi poi destituite di fondamento». Un riferimento, quest’ultimo, a un passaggio delle motivazioni della sentenza nel quale i giudici escludono un’unica aggravante ipotizzata dall’accusa, quella dell’abuso di autorità.
«Il perdono reciproco che quotidianamente invochiamo dal Padre celeste è per i cristiani forza sorgiva di ricostruzione e di pace – scrive ancora il sacerdote – Nessuno, ci sta dicendo Papa Francesco, potrà mai rubarci la speranza».
«Don Marco non era un cattivo prete – conclude Riva – È stato fragile e peccatore, e sta pagando fino in fondo per i suoi errori. La Chiesa di Como sa di volergli ancora bene, e di dovergli porgere, dopo l’aceto aspro della giustizia, il balsamo della misericordia. A partire da questa giustizia e da questa misericordia, tutti coloro che in vario modo hanno patito scandalo e ferita da questa dolorosa vicenda, possono riprendere, faticosamente ma con speranza, il cammino che ci porta ad essere più umani».

Nella foto:
Monsignor Angelo Riva, direttore del “Settimanale”

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