Categories: Cronaca

Maestra d’asilo a processo per maltrattamenti e lesioni. «Quei bambini erano terrorizzati»

Quarantacinque giorni con gli occhi puntati sulle immagini che arrivavano da quell’aula di un asilo del Comasco. Una osservazione che iniziava all’alba, prima che i bambini giungessero in aula, e che terminava solo dopo che l’ultimo alunno se n’era andato. Gli uomini della Mobile di Como hanno raccontato ieri, di fronte al giudice Cristiana Caruso e al pm Daniela Moroni, i giorni caldi dell’indagine che aveva riguardato una maestra d’asilo (43 anni) ora a processo per maltrattamenti e lesioni nei confronti di più alunni. Almeno quattro quelli coinvolti, anche se in tre si sono costituiti come parte civile. In aula sono state visionate anche le immagini riprese dalle telecamere che erano state piazzate di nascosto all’interno della classe, osservate da distanza in un apposita stanza della Questura. «Anche noi eravamo in classe con i bambini in quei giorni – ha raccontato un uomo della Mobile – Li conoscevamo per nome, avevamo imparato a riconoscerli». In quattro erano stati presi di mira: «Un maltrattamento anche fisico, non solo psicologico. In quella classe c’era uno scenario di terrore».Gli agenti di polizia hanno poi raccontato quello che hanno visto e che è poi confluito nelle accuse contro la maestra. Un bambino preso per un orecchio, un altro strattonato per un braccio, un altro rimasto «in piedi per due ore vicino a un albero, immobile», poi urla e umiliazioni pubbliche, fino al presunto schiaffo dato a un bambino di 4 anni che portò poi il genitore a recarsi al pronto soccorso e a presentarsi poi in questura per mettere nero su bianco la denuncia che diede il via all’indagine. «Era una classe normale, fatta da bambini normali, non c’erano alunni più agitati di altri – ha testimoniato una poliziotta della Mobile – A sentire quelle urla, mi impressionavo anche io che ero all’ascolto. Quei bambini erano spaventati, si isolavano da soli, cosa che con l’altra maestra della classe non avveniva. Erano anzi molto affettuosi. Mi è rimasta impressa una scena, quella di una bambina che distribuiva biscotti alla classe e, a uno dei piccoli (ora parte lesa nel processo), disse: “Mi spiace, a te non posso darli”. Una umiliazione pubblica che non era rara». La difesa (avvocato Giuseppe Colucci) non ha mai accettato queste accuse e nei mesi scorsi aveva anche mostrato una lettera firmata da altri genitori della classe a difesa della maestra. L’udienza è poi stata rinviata a marzo.

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