Cronaca

Mafia, Como “scala” la classifica

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Criminalità e territorio
Online lo studio di “Transcrime” sulle infiltrazioni delle cosche nell’economia legale

(da.c.) Quarta provincia lombarda a rischio criminalità organizzata, 44.esima in Italia. È questo il triste primato che Como ha raggiunto negli ultimi anni. Un risultato fortemente negativo e assolutamente preoccupante, messo nero su bianco nelle centinaia di pagine del primo rapporto specificamente dedicato agli Investimenti delle mafie nel nostro Paese. Il progetto di studio Programma Operativo Nazionale per la Sicurezza e lo Sviluppo – Obiettivo Convergenza 2007-2013 , cofinanziato dall’Unione

Europea e gestito dal Dipartimento Pubblica Sicurezza del Viminale (oggi integralmente disponibile online), era destinato inizialmente a Campania, Calabria, Puglia e Sicilia ma è stato in seguito allargato a tutta l’Italia, anche per comprendere l’impatto del riciclaggio di denaro sull’economia legale.
Analizzando gli investimenti mafiosi è stato così possibile disegnare una mappa dell’operatività delle cosche, calcolare i potenziali ricavi delle attività illegali e le modalità di investimento preferite nell’economia legale.
«Le analisi condotte – scrivono i ricercatori del progetto di studio, riuniti sotto la sigla di Transcrime, centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale della Cattolica di Milano e dell’Università di Trento – sono servite a sviluppare un modello di vulnerabilità capace di identificare in modo sistematico i settori appunto più vulnerabili agli investimenti mafiosi» nel nostro Paese.
Non solo: attraverso «la misurazione della presenza delle organizzazioni mafiose sul territorio nazionale» dal 2000 in avanti, è stato possibile classificare le province italiane sulla base di un «Indice di Presenza Mafiosa» (Ipm).
Una graduatoria, come detto, in cui Como occupa il 44.esimo posto.
Un risultato difficilmente contestabile, perché l’Ipm non si basa su sensazioni o circostanze, ma è il frutto della combinazione di fattori statistici molto concreti: omicidi e tentati omicidi di stampo mafioso tra il 2004 e il 2011; persone denunciate per associazione mafiosa nello stesso periodo; Comuni e pubbliche amministrazioni sciolti per infiltrazione mafiosa tra il 2000 e il 2012; beni confiscati alla criminalità organizzata tra il 2000 e il 2011; gruppi criminali attivi riportati nelle relazioni della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) tra il 2000 e il 2011.
La ricerca di Transcrime compone poi un quadro settoriale della vulnerabilità dei territori alle infiltrazioni delle cosche.
Anche qui, i dati di riferimento sono oggettivi e riferiti soprattutto alle attività di inchiesta della magistratura e delle forze dell’ordine e alle decisioni assunte dai Tribunali di tutta Italia.
Settore per settore (ne sono stati presi in considerazione ben 12) si scopre così un “mosaico del pericolo” in cui anche il Lario pone le sue tessere. In almeno due comparti economici – i servizi pubblici e l’agricoltura – il Comasco deve fronteggiare un rischio di natura elevata.
Una minaccia medio-alta di infiltrazione mafiosa c’è, a Como, anche nel settore delle attività immobiliari. Mentre supera la soglia di 50/100 il punteggio di rischio nel campo del turismo alberghiero e della ristorazione.
L’insieme dei fattori di pericolo indagati settore per settore colloca la provincia lariana al 72esimo posto di quello che i ricercatori di Transcrime definiscono Macrofattore di rischio territoriale.
Nel complesso, una situazione poco rassicurante. E, in prospettiva, destinata a peggiorare, visti gli esiti di alcuni processi (ad esempio, “Infinito” o “Crimine”) tuttora in attesa del terzo grado di giudizio e in cui sono stati condannati gli appartenenti alle famiglie di ’ndrangheta attive soprattutto nel nostro territorio.

Nella foto:
Un fattore di rischio tipicamente comasco è la vicinanza della Svizzera, Paese-forziere con un ruolo chiave per il riciclaggio di denaro sporco
10 Novembre 2013

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