Mafia in Lombardia, il rapporto: Dati preoccupanti per il Lario. Le infiltrazioni non risparmiano turismo e sanità

Dia Direzione investigativa antimafia

Ci sono studi con classifiche e graduatorie in cui sarebbe sempre meglio non comparire, o comunque essere nelle ultime posizioni. Il territorio lariano, invece, compare più e più volte all’interno del “Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia” presentato ieri e redatto su iniziativa della Regione, dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università di Milano (Cross) con un gruppo di ricercatori importanti tra i quali anche il professor Nando Dalla Chiesa e i colleghi dell’Unimi, Mattia Maestri e Roberto Nicolini. Nel report ci sono naturalmente gli ultimi drammatici casi di Cantù, le inchieste in Centro e Altolago e la dimostrazione che le infiltrazioni mafiose non risparmiano alcun settore dell’economia e della società, dal turismo all’agricoltura, dalla ristorazione alla sanità e ai sempre fiorenti mercati dello spaccio, della prostituzione e del falso.
Il primo dato allarmante è sul numero delle estorsioni denunciate, più che raddoppiate dal 2013 al 2016, quando erano comunque calate dal picco del 2015.
Si tratta di valori in linea con la media regionale che vede circa 13 denunce di estorsione ogni 100mila abitanti, con il picco a Sondrio (17,6).
Nel rapporto, tra il 2010 e il 2016 la crescita è stata del 48,4% (media lombarda del 40% e record sempre per Sondrio con 90,9%). Vengono poi riportati brevemente tutti i reati commessi sul territorio e riconducibili alla criminalità organizzata.
Una sezione dello studio riguarda invece i reati relativi al traffico di droga, sempre con le maggiori operazioni sul territorio. Sono censite anche le zone boschive dove è attualmente più fiorente l’attività di spaccio, ovvero le aree di Alzate Brianza, Merone, Monguzzo, Cagno, Albiolo, Rodero, Colverde, Montano Lucino, Olgiate, Lomazzo, Turate e tutto il Parco Pineta e il Parco del Lura. Cala soltanto il numero di delitti di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione denunciati. Sono citati pure incendi riconducibili alla criminalità organizzata.
«La conoscenza del fenomeno mafioso è un presupposto indispensabile per poterlo combattere, perché solo con una chiara e puntuale chiave di lettura della sua complessità si possono individuare le necessarie politiche di intervento», ha detto l’assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato.
«Dalla ricerca presentata oggi – ha sottolineato – emerge tra gli altri un dato davvero significativo: nel 2017 la Lombardia si colloca al 5° posto tra le regioni con il maggior numero di beni immobili e aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata. Le aree sottotraccia sono quelle su cui è più difficile intervenire: usura, turismo e farmacie».
«Ci devono preoccupare – ha commentato il consigliere regionale comasco del Pd, Angelo Orsenigo – anche i fenomeni come l’infiltrazione nella sanità, già da tempo obiettivo di tutte le mafie, perfino nelle farmacie e in una parte dell’offerta turistica. Una diversificazione che complica il controllo».

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