Magatti: «Meno rifiuti altrimenti i costi saliranno»

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La raccolta a Como – Destinati a crescere gli oneri per il servizio
L’assessore: «Rivedere le tariffe del forno». D’Alessandro: «Pronti a discuterne»

(m.d.) «Produrre meno rifiuti, aumentare la raccolta differenziata e rimettere in discussione le tariffe del forno di incenerimento». È la ricetta dell’assessore all’Ambiente di Como, Bruno Magatti, per contenere i costi del servizio di nettezza urbana e ridurre, di conseguenza, gli oneri a carico dei cittadini.
L’assessore non nasconde il fatto che a partire dal 2014, con il potenziamento della raccolta differenziata e il miglioramento di una serie di servizi, i costi aumenteranno. Un

incremento che si aggiungerà ai rincari già previsti dalla Tares, la nuova tassa sui rifiuti introdotta nel 2011 dal decreto “Salva Italia”, con un aggravio delle tariffe di 30 centesimi al metro quadrato a carico delle famiglie.
«Il servizio di nettezza urbana, da lunedì scorso svolto da Aprica, società del gruppo A2A, garantirà standard migliori – afferma Magatti – ma comporterà maggiori oneri. Occorrono allora comportamenti virtuosi per contenere la spesa, anche perché l’impatto della Tares quest’anno viene praticamente assorbito dallo sconto del 24% praticato da Aprica per questo primo semestre di servizio. Dal 2014, però, questo sconto non ci sarà più e i cittadini rischiano di dover far fronte a bruschi aumenti di spesa per l’effetto combinato della Tares e del potenziamento del servizio di raccolta dei rifiuti».
Secondo l’assessore, diventa allora fondamentale ridurre i costi. Ogni anno in città si raccolgono circa 40mila tonnellate di rifiuti. Un dato che per fortuna è in flessione.
«Se consideriamo la quantità di rifiuti prodotti in media da ciascun residente, comprese la raccolta differenziata e le utenze aziendali, si è passati dai 498 chili del 2010 ai 461 chili del 2012, con un calo del 7,4%», spiega Magatti. Un’analoga riduzione si è verificata sul fronte dei rifiuti indifferenziati prodotti dalle famiglie in senso stretto (i sacchi neri): dai 287 chili del 2010 ai 268 del 2012 (-6,4%).
«Con l’avvio, dal prossimo anno, della nuova raccolta differenziata, mi aspetto che la quantità di rifiuti indifferenziati scenda in maniera consistente – sottolinea Magatti – anche perché si tratta di rifiuti che finiscono nel termovalorizzatore di Como, gestito da Acsm-Agam, società alla quale il Comune paga poi 105 euro per ogni tonnellata di rifiuto bruciata nel forno».
E qui si apre il terzo fronte, quello del forno di incenerimento. «In Germania, secondo le mie ricerche, il prezzo medio degli impianti di termovalorizzazione è di 88 euro a tonnellata – premette Magatti – Mi chiedo allora se la tariffa di 105 euro, praticata da Acsm-Agam e fissata al momento della privatizzazione della ex municipalizzata, possa essere messa in discussione. Intendo fare una ricerca per capire quali siano le tariffe praticate sul mercato. Dal mio punto di vista, se costasse meno bruciare i rifiuti in Germania o in Danimarca, non avrei esitazione a inviarli in quei Paesi. Poiché si tratta di denaro dei cittadini, abbiamo il dovere di valutare ogni alternativa per risparmiare».
Da parte di Acsm-Agam non vi sono preclusioni a un riesame delle tariffe. «Quando l’assessore Magatti ci chiamerà per avviare un confronto, saremo pronti a discuterne – afferma Umberto D’Alessandro, vicepresidente della società comasco-monzese – I 13 impianti oggi esistenti in Lombardia sono sovradimensionati rispetto alla domanda, soprattutto in proiezione futura. Noi al momento non abbiamo subìto nessun calo, ma abbiamo già deciso di mettere in atto una serie di correttivi per migliorare la produttività dell’impianto, sottrarre i materiali ferrosi dai rifiuti conferiti al nostro forno e installare un impianto di frantumazione dei rifiuti ingombranti per poterli inserire nelle bocche del forno».

Nella foto:
L’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti gestito da Acsm-Agam in località La Guzza

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