Maggioranza in frantumi a Como. Sei consiglieri comunali si dissociano su Libeskind

Como: municipio, palazzo Cernezzi Palazzo Cernezzi, il municipio di Como

La tregua nella maggioranza di centrosinistra è durata lo spazio breve di un tramonto. Sabato scorso, alla Cascina Masseé, i gruppi e i partiti che sostengono a Palazzo Cernezzi la giunta Lucini si erano ritrovati per una discussione «franca» su metodi e programmi che si era chiusa con un embrassez vous tanto “imperativo” quanto poco o nulla credibile.
La riprova si è avuta immediatamente. Lunedì sera, in consiglio comunale, al termine di una discussione durata alcune sedute, una delle due mozioni anti-Libeskind presentate dal capogruppo di Adesso Como, Alessandro Rapinese, non è passata per soli 3 voti: 10 favorevoli, 13 contrari e 7 astenuti.
Tra questi ultimi, oltre al sindaco e a Vito De Feudis (Pd), che ha motivato il suo parziale dissenso con una richiesta di maggiore coinvolgimento della popolazione attraverso il referendum, sono spiccati i nomi dei 5 consiglieri firmatari – un paio di settimane fa – di un duro documento di critica verso la giunta e lo stesso primo cittadino del capoluogo.
Vincenzo Sapere e Luigino Nessi (Paco Sel), Eva Cariboni (Amo la mia Città), Guido Rovi e Raffaele Grieco (Pd) non hanno avuto alcuna remora a confermare la propria posizione contraria all’installazione sulla diga foranea del monumento donato a Como dall’archistar statunitense e si sono per questo astenuti. Aprendo, di fatto, una nuova, lacerante ferita nel corpo già abbastanza martoriato della maggioranza di centrosinistra alla guida del capoluogo da poco meno di 3 anni.
La situazione è politicamente molto delicata. E il segretario cittadino del Pd, Stefano Fanetti, solitamente molto misurato, questa volta non nasconde il problema. «È evidente che chi si è astenuto non aveva alcuna intenzione di “mettere sotto” la maggioranza – dice – Ma c’è comunque una fondamentale questione di metodo».
Quale?
«Siamo tutti convintissimi che la condivisione del metodo e degli obiettivi sia un valore, ma poi quando si decide bisogna essere compatti. Non si può rimanere della propria idea a tutti i costi, sennò alla fine non si governano i processi».
Una volta lo chiamavano centralismo democratico. Qualche nostalgia del vecchio Pci?
«No, assolutamente. Mi limito a osservare che c’è chi fa sempre il controcanto alle scelte della giunta. Ma se non ci si riconosce in una maggioranza o in un partito bisogna forse prenderne atto».
Sta chiedendo ai dissidenti di andarsene dal Pd?
«Non scherziamo. Il mio non è un invito ad andarsene, sono contrario per cultura e per convinzione alle epurazioni. Dico però che bisogna avere responsabilità. Qui non è in ballo soltanto una posizione politica personale. Stiamo governando una città. E allora, o si sceglie di ricondurre le proprie posizioni a una decisione unitaria dopo un confronto tra componenti oppure il rischio concreto è che si paralizzi tutto».
L’impressione è proprio questa. Che il centrosinistra si troverà paralizzato da qui alle prossime elezioni.
«Se non vogliamo riconsegnare questa città al centrodestra o spianare la strada a Rapinese dobbiamo affrontare seriamente la questione della responsabilità di governo. Per la prima volta abbiamo un incarico così impegnativo. Molti di noi sono alla prima esperienza in tal senso, le difficoltà possono starci ma una maggioranza deve essere capace di discutere e di decidere».
Da. C.

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1 Commento

  • saderjm , 18 Dicembre 2014 @ 0:06

    Questa cosa non si deve fare,il panorama comasco è un bene mondiale,è ritratto su tutte le immagini in cui viene apprezzato il nostro lago,sarebbe come costruire una muraglia davanti al Colosseo…..

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