Magni, quando il dialetto è un best seller

Detti popolari in vernacolo
Pronta la ristampa dell’ultima opera “A Milan i morön fan l’üga” edita da Mursia
A Milan i morön fan l’üga è il titolo del nuovo libro dello scrittore e giornalista erbese Emilio Magni, edito – come molti altri di questo prolifico autore lariano – dalla meneghina Mursia e da pochi giorni nei negozi. Non si tratta solo di un celebre detto del passato, pungente “presa in giro” dei baüscia che magnificavano oltre il verosimile le possibilità e le meraviglie offerte dalla grande città. Il gustoso modo di dire, infatti, si fa anche canzone, richiamando una nota aria alle orecchie di chi a quei tempi c’era, o almeno ne ha vissuto le ultime età prima dei successivi cambiamenti del modo di vivere e di comunicare.
Così, prima ancora di essere aperto, il libro di Emilio Magni, appassionato custode e indagatore dello spirito della sua terra, emana già dai suoni del titolo, accompagnato dalla foto di una tradizionale vendemmia, qualcosa delle voci, dei canti, dei colori della Brianza di ieri: impossibile non cedere a un amarcord che non rimane fine a se stesso, ma che con la memoria sembra restituire il pensiero e la possibilità di un modo di vedere le cose e di stare insieme che ci è appartenuto, e che lascia il senso di una perdita.
L’autore presenta «duecento modi di dire del dialetto meneghino», per ognuno dei quali riporta aneddoti, storie e significati che lo richiamano, ma il raccontare di Emilio Magni, da un emblematico ma vissuto «canton di ball» dei pensionati, non è soltanto rivolto al passato: semmai è la dimostrazione dell’insostituibile efficacia del vernacolo in tante situazioni di oggi.
«Il dialetto sta forse morendo, ma un sacco di gente ancora lo ama», sottolinea oggi Magni, commentando la notizia che Mursia ha deciso di fare la ristampa del libro che uscito a metà ottobre è andato quasi subito esaurito sugli scaffali dei negozi.
«È molto probabile che l’editore decida anche per una terza edizione – annuncia Magni – anche perché il volume sarà presentato nella libreria Mursia di via Galvani a Milano, in data ancora da stabilire. Questa mia nuova opera, il quarto libro pubblicato da Mursia in cinque anni, segue la sorte dei precedenti (Il dialetto dei mestieri perduti, Ciumbia che bèla tusa e Storie di paese), che hanno visto tutti, fino ad ora, almeno tre ristampe».
Il dialetto, insomma, è ancora capace di conquistare lettori.
«Complessivamente – prosegue Emilio Magni – sono state raggiunte quasi ventimila copie vendute: un risultato che non mi sembra trascurabile soprattutto se si pensa che l’argomento è il dialetto. Andare a scovare i modi di dire, le parole che o si pronunciano in dialetto o si può fare a meno di dirle, oppure ancora i nomi di mestieri scomparsi e dimenticati, è un po’ come fermare nel tempo una ricchezza che, invece, va via via perdendosi. È vero che quasi più nessuno parla il dialetto, tanto meno le nuove generazioni. Però è anche vero che il dialetto è duro a morire, e che sono ancora molte le persone che amano ricordare il modo di parlare dei loro nonni e che, quindi, conservano questo patrimonio e provano grande soddisfazione quando qualcuno glielo ripropone. Osservo, con mia grande contentezza, il sorriso e la compiaciuta partecipazione della gente (molto spesso numerosa) che mi trovo davanti nelle tante e assidue presentazioni dei miei libri».

Nella foto:
La copertina del nuovo libro di Magni

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