Malavita a Cantù, parlano le difese: chieste quattro assoluzioni. Un legale: «Squadrette di tamarri e bullismo»

Como Tribunale Palazzo di giustizia

“Assoluzione”. Alle richieste dell’accusa, che ha invocato pene per oltre 113 anni complessivi di carcere, i legali difensori di quattro dei nove imputati nel processo per il presunto controllo della malavita sui bar e sui locali del centro di Cantù hanno risposto ieri, respingendo tutte le accuse e chiedendo, in prima istanza, l’assoluzione per i loro assistiti.
L’udienza di ieri è stata la prima delle due riservate alle difese degli imputati. Per il pubblico ministero dell’antimafia, Sara Ombra, l’aggravante del metodo mafioso è indiscutibile ed è fondamentale per spiegare quanto accaduto nella Città del Mobile nei mesi successivi alla gambizzazione, il 10 ottobre del 2015, di Ludovico Muscatello, nipote del boss Salvatore.
Opposta la tesi difensiva. «Paragonare i fatti di Cantù a quelli della ’ndrangheta vera non è corretto ed è un volo pindarico – ha detto Ivana Anomali, legale difensore di Valerio Torzillo, per il quale l’accusa ha chiesto 12 anni – Non è mai emerso davvero in dibattimento che i testimoni avessero paura».
«Sono convinta che in questo processo ci sia stata molta brace ma che manchi la carne», ha concluso chiedendo l’assoluzione per Torzillo.
Stessa richiesta avanzata da Gaetano Cianciulli, legale difensore di Antonio Di Bella, per il quale l’accusa ha chiesto 9 anni e 4 mesi e che a sua volta respinge le accuse che gli vengono contestate.
Per Emanuele Zuccarello, Sara Ombra ha chiesto una condanna a 10 anni e 6 mesi. «I testimoni hanno riferito di non averlo mai visto coinvolto in una rissa, in un fatto violento e neppure comportarsi in modo maleducato nei locali» ha detto il legale, Angelica Ottinà, che ha chiesto l’assoluzione del suo assistito. L’udienza si è chiusa con una quarta richiesta di assoluzione, quella invocata da Maurizio Gandolfi per il suo assistito, Antonio Manno, per il quale l’accusa ha chiesto 12 anni.
«I testimoni hanno parlato di squadrette di tamarri e di bullismo – ha detto il legale – Questo non è essere riduttivi o voler sminuire ma basarsi sui fatti e sulle prove emerse nel processo».
Il 16 aprile prossimo sono previsti gli interventi dei difensori degli altri imputati. La sentenza potrebbe arrivare al termine di quella giornata o in un’eventuale udienza successiva già fissata per il 19 aprile. Respinta la richiesta degli imputati di poter essere in aula. Saranno collegati in videoconferenza.

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