Malavita a Cantù: si muove la Regione Lombardia con Monica Forte della Commissione Antimafia

Monica Forte davanti al Tribunale di Como

Palazzo Lombardia si muove e, da ieri, è ufficialmente presente in aula a Como per il processo contro i fatti in odore di malavita organizzata di stampo calabrese che infestarono piazza Garibaldi a Cantù.

A portare la bandiera del “Pirellone” è stata la politica che più si è battuta, in queste settimane turbolente in cui il processo è finito su tutte le pagine dei quotidiani nazionali, per pretendere una presenza delle istituzioni dopo la mancata costituzione di parte civile del Comune della “Città del Mobile”.
Stiamo parlando di Monica Forte, presidente della Commissione Antimafia della Regione Lombardia, che ieri – accompagnata dal collega Alex Galizzi – ha seguito tutta l’udienza sui fatti di piazza Garibaldi. «Siamo qui oggi – ha detto in una pausa del processo – dopo aver saputo quello che era successo nella prima udienza, e poi dalla seconda con le varie ritrattazioni o ridimensionamenti delle testimonianze. Avevamo già manifestato il disappunto sul fatto che le istituzioni non si fossero costituite a suo tempo come parte civile. Era dunque opportuno che, sebbene con ritardo, le istituzioni facessero sentire la loro presenza in aula».

«Per questo motivo – prosegue la presidente della Commissione Antimafia – ho fatto richiesta formale all’ufficio di presidenza del Consiglio Regionale per poter essere qui in maniera ufficiale in rappresentanza anche della Regione Lombardia oltre che, ovviamente della Commissione Antimafia». Un presidio che sarà costante: «Abbiamo preso la decisione di essere presenti a tutte le udienze del processo fino alla sentenza. Cosa non semplice, le date fissate sono tutte di martedì che è il giorno del consiglio regionale e ci dovremo alternare, ma ce la faremo».

Qualcosa si sta muovendo, insomma. «Grazie allo stimolo della dottoressa Alessandra Dolci della Dda, alcune associazioni antimafia stanno manifestando interesse a venire anche loro in aula. L’eco mediatica delle udienze c’è stata, ma non ho sentito le istituzioni parlare a grande voce dei contenuti del processo e me ne dispiace, anche alcune dichiarazioni tese a minimizzare le cose non credo siano state opportune».

Nelle scorse ore tuttavia il sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni, canturino, ha espresso pubblicamente il proprio pensiero dicendo che il Comune avrebbe fatto bene a costituirsi parte civile. «Ne abbiamo preso atto con gioia – dice la Forte – Apprendiamo con gioia anche il fatto che ora si voglia fare una manifestazione di piazza a Cantù. Vuol dire che finalmente anche il territorio comasco sta prendendo coscienza dell’esistenza di un fenomeno pesante di cui bisogna parlare ad alta voce e contro cui bisogna attrezzarsi per contrastarlo». Ieri l’esponente della Commissione Antimafia ha toccato con mano, in aula, il problema della difficoltà a testimoniare in processi di questo tipo.

«Ho toccato con mano la reticenza di alcuni testimoni, ho letto nelle loro voci la paura reale – ha concluso – Non giustifico le ritrattazioni, le denunce vanno portate avanti fino in fondo ma posso comprendere il timore per l’incolumità propria e delle famiglie. Non c’è stato un “abbraccio” della comunità di Cantù a chi ha fatto denuncia, anzi mi è sembrato che ci fosse un atteggiamento silente. Anche da parte delle istituzioni che non mi sembra siano state a fianco delle vittime. Cosa che sarebbe stata doverosa. Ed è per questo che oggi siamo qui».

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