Malavita attorno a piazza Garibaldi a Cantù. La sentenza attesa prima di Pasqua

ndrangheta-Cantù

La sentenza arriverà prima di Pasqua, tra il 16 e il 19 di aprile.
Ieri, al processo in corso a Como per i fatti di malavita (in odore di ’ndrangheta) che ruotarono attorno a piazza Garibaldi a Cantù, è terminata la sfilata dei testimoni.
Non sono mancati i colpi a sorpresa, come quello che ha avuto come protagonista la compagna di uno degli imputati – riconosciuto da due ragazze come presente in una rissa in piazza – che ha ottenuto di far acquisire un documento audio (registrato con un telefonino nascosto e poi riversato su un Cd) in cui le stesse testimoni ammetterebbero di non riconoscere affatto quello che invece avevano indicato come responsabile. Incontro che sarebbe avvenuto, dopo gli arresti della Dda, in un bar di Orsenigo: «Mi dissero anche che erano talmente ubriache che anche volendo non avrebbero saputo riconoscerlo. Eppure davanti ai carabinieri l’avevano fatto, e in quest’aula pure».
Il pubblico ministero ha poi chiesto al Collegio, presieduto da Valeria Costi, di acquisire le dichiarazioni di due testimoni contenute nel fascicolo del pm, in quanto le versioni poi rilasciate in aula nel corso della deposizione sarebbero state viziate da «condizionamenti e minacce» con parole «dettate dalla paura» e «macroscopiche modalità di ritrattazione». In pratica, secondo il pm della Dda Sara Ombra, i testi finiti sotto la lente dell’accusa avrebbero «confermato solo i fatti neutri, quelli in cui non erano state riconosciute responsabilità, mentre su tutto il resto non avrebbero ricordato». Così «50 euro di consumazioni non pagate sono diventati due caffè, e frequentazioni quotidiane incontri saltuari». Il Collegio però ha respinto tutte le richieste chiudendo in pratica la fase dei testimoni. Ora la scaletta prevede per il 2 aprile la requisitoria del pm con le eventuali richieste di condanna. Il 9 e il 16 parleranno le difese. Già il 16, se non si dovesse finire tardi, potrebbe iniziare la camera di consiglio. In ogni caso, non si andrà oltre il 19.
La sentenza di primo grado, dunque, sarà letta prima di Pasqua.

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