Manca il “tappetino” e la galleria rimane chiusa

Lavori quasi terminati dopo 22 anni, ma per l’asfaltatura servono altri 400mila euro
Il traguardo è così vicino da sembrare lontanissimo. Servono ormai soltanto i paradossi per raccontare la tragicomica vicenda della variante di Valsolda, una galleria di 3,4 km in costruzione da 22 anni lungo la dorsale comasca del Lago di Lugano. L’opera stradale probabilmente più costosa della storia: 35mila euro al metro. Il tunnel è praticamente finito. Negli ultimi mesi sono state realizzate le opere di sicurezza che mancavano all’appello – il “camino” di sfogo dei gas di scarico e la galleria di soccorso ad Albogasio – e sono stati terminati gli impianti. Pronti anche gli svincoli a Cressogno e a Oria (il primo è parzialmente utilizzato dagli automobilisti già da alcuni mesi).
L’impresa che si è aggiudicata l’appalto per il completamento del cantiere ha lavorato senza ricevere gli ultimi pagamenti. L’Anas deve saldare da mesi una fattura certificata di 6 milioni di euro – il cosiddetto “Sal”, Stato di Avanzamento dei Lavori – mentre una seconda tranche di oltre 2 milioni verrà presentata all’incasso nei prossimi giorni.
Nonostante ciò, in cantiere sono tuttora impiegati 12 operai che stanno portando a termine le ultime opere strutturali. Galleria pronta per essere inaugurata, quindi. Se non fosse che prima di dare il via libera alle auto dev’essere steso l’ultimo strato di asfalto – in gergo viene definito il “tappetino” – e devono essere disegnate le segnaletiche orizzontali.
Un lavoro da 400mila euro, che l’impresa aggiudicataria ha dato in subappalto. Un lavoro che deve essere pagato cash.
La situazione è davvero paradossale. Dopo 22 anni, un’infinità di rinvii, chiusure e riaperture di cantieri, variazioni di progetti e spese lievitate come panettoni a Natale, la galleria è finalmente pronta. Ma le auto saranno ancora costrette a deviare sulla vecchia statale perché l’Anas non versa il denaro necessario all’ultimo manto di bitume.
Il 10 luglio scorso i vertici dell’Ente Strade hanno comunicato all’impresa costruttrice della variante l’impossibilità di procedere, allo stato dei fatti, a qualunque pagamento. Una doccia fredda, per quanto attesa, che non ha fatto altro che confermare l’assoluta straordinarietà di questo tunnel.
Progettata alla fine degli anni ’80, quando ancora nella piazza Rossa, a Mosca, si celebrava il Primo Maggio con il Politburo schierato sulla terrazza del Mausoleo di Lenin e in Italia governavano Craxi, Andreotti e Forlani, la galleria sarebbe dovuta costare 11 miliardi di lire.
Vicissitudini di ogni tipo – dal fallimento delle prime imprese appaltatrici ai cambi di progetto dovuti alle nuove misure di sicurezza introdotte dopo l’incidente nel tunnel del Monte Bianco – hanno impedito che la variante venisse terminata. Ci sono voluti tre nuovi appalti, decine di interrogazioni parlamentari e una valanga di inchieste giornalistiche per rimettere il tutto in carreggiata. Ventidue anni, anzi quasi 23. E un conto finale che si aggirerà attorno ai 120 milioni di euro, una spesa 21 volte superiore a quella indicata al momento di iniziare questa odissea.
Quando tutto sarà finito, se mai sarò finito, la galleria di Valsolda sarà costata 350 euro a centimetro. Nemmeno se fosse stata lastricata d’oro. Un monumento allo spreco di proporzioni imbarazzanti. Qualcosa che dovrebbe far vergognare non la classe dirigente ma un intero Paese.
Resta il fatto che senza gli ultimi spiccioli – perché questo sono, in fondo, 400mila euro di fronte alla montagna di denaro speso fin qui – la variante di Valsolda rischia di diventare la bella incompiuta. Dalla direzione del cantiere si fa sapere che i lavori procederanno ancora per due settimane. L’impresa che si è aggiudicata l’appalto ha infatti chiamato 12 persone e deve comunque attivarle. Gli operai stanno finendo l’ultimo tratto della via di fuga ad Albogasio: in questi giorni arriveranno a Valsolda i 16 conci prefabbricati con i quali sarà rivestita la parte finale della galleria di servizio. Nella stessa via di fuga è stata realizzata la fognatura e la platea e sono state completate tutte le armature. Sempre nelle prossime due settimane sarà posata la vasca di raccolta della acque a Cressogno e verranno sistemati i cordoletti che segnano le corsie di uscita dello svincolo, dove bisognerà abbattere il muro provvisorio di protezione eretto all’inizio del cantiere.
Per capire quanto ormai si sia arrivati all’ultimo metro, basta ricordare che nei giorni scorsi è stata addirittura tolta in metà galleria la luce di cantiere e attivata quella collegata agli impianti. Insomma, tutto è pronto. Servono una manciata di euro per rendere giustizia a due decenni di attesa delle popolazioni residenti, dei frontalieri, delle decine di migliaia di turisti che ogni anno seguono il budello del Ceresio comasco per risalire dall’Italia verso il Nord Europa o, al contrario, per aprirsi una via di accesso al Belpaese. Davvero una manciata di euro. Per evitare l’ennesima brutta figura.

Dario Campione

Nella foto:
Come si può notare da queste immagini le opere della variante sono pressoché ultimate (Mv)

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